Nel giorno delle celebrazioni per i 250 anni dell'indipendenza americana, Donald Trump ha trasformato il palco di Mount Rushmore in una tribuna politica. Davanti ai volti scolpiti nella roccia di George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Teddy Roosevelt, il presidente ha pronunciato un intervento di circa mezz'ora incentrato sull'orgoglio nazionale, sulla superiorità degli Stati Uniti e sull'allarme per quella che ha definito la «minaccia comunista» e «l'attacco alla nostra identità da parte del radicalismo interno».
Per Trump, Mount Rushmore rappresenta anche un simbolo personale. Al presidente non basta che il suo nome sia già stato assegnato a un edificio federale di Washington, ad alcune navi della Marina, a un aeroporto di Palm Beach, in Florida, e a un nuovo conto di risparmio governativo. L'ambizione, mai nascosta, è quella di vedere un giorno anche il proprio volto scolpito accanto ai quattro presidenti raffigurati sul monumento. In passato la Casa Bianca aveva persino valutato la possibilità di aggiungerlo, ma gli studi geotecnici hanno escluso qualsiasi ampliamento dell'opera a causa della fragilità della roccia.
Volto inciso o meno, il presidente ha scelto proprio il monumento del South Dakota, alla vigilia dell'anniversario dell'indipendenza, per ribadire la centralità e la forza degli Stati Uniti, definiti «il paese più potente della Terra». «Questa sera ci riuniamo alla vigilia di uno dei giorni più straordinari della storia del mondo. Celebriamo 250 anni di gloriosa indipendenza e 250 anni di maestosa libertà americana. Non c'è niente di simile - ha affermato - Gli Stati Uniti d'America sono la nazione di maggior successo, più realizzata ed eccezionale che sia mai esistita nella storia dell'umanità. Ed è un onore essere il vostro presidente'».











