di Stefano FoglianiSASSUOLO"Porto idee, e porto l’entusiasmo di chi, dopo averla vissuta da calciatore, si affaccia alla serie A come allenatore. Ma so anche che saranno i risultati a dire se avrò fatto bene o no, quindi mi metto al lavoro con l’intenzione di ricambiare la fiducia che la società ha riposto in me".
Ne ha viste abbastanza, prima da calciatore e poi da tecnico, Alberto Aquilani, per sapere che quanto di buono farà verrà giudicato solo attraverso quel che dice il campo, ma il giorno uno dell’anno zero, in casa neroverde, comincia inevitabilmente da lui, nuovo allenatore di un Sassuolo che vuole proseguire il suo percorso. Una stagione che lo ha visto sfiorare la promozione in A con il Catanzaro ("un percorso incredibile") ha messo il tecnico romano sotto i riflettori: lo hanno cercato in tanti, Aquilani, che tuttavia ha scelto il neroverde, convinto dal progetto e, perché no, anche dal fatto di sapere da dove ricominciare. A Sassuolo, Aquilani, è stato giocatore una decina di anni fa: come si dice in gergo ‘conosce l’ambiente’ ma del Sassuolo, squadra e società, conosce soprattutto "la filosofia e il metodo di lavoro", ne condivide "i valori" e tanto gli è bastato ad accettare la proposta che gli hanno fatto, qualche tempo fa, Giovanni Carnevali e Francesco Palmieri. Il fatto che il primo nel frattempo, abbia traslocato a Torino, sponda juventina, non sposta granchè, almeno dal punto di vista del neotecnico. "Non sapevo sarebbe andato alla Juventus", ammette, subito rassicurato dal ds Francesco Palmieri "che, a mò di battuta, quando l’ho interpellato in merito mi ha detto che mi devo preoccupare, come tutti nel Sassuolo, solo se vanno via gli Squinzi".










