Due omicidi a Porta Capuana in meno di due mesi. Alessandro Grivano aveva solo 32 anni, ucciso in strada sabato notte. Qualche metro più in là il 10 maggio Elhoucine Ziouani è stato ammazzato tra la folla, aveva la stessa età dell’ultima vittima. «Ormai contiamo i morti. Facciamo incontri, sit in, confronti con il prefetto Michele Di Bari e il sindaco Manfredi, ma qui non cambia niente. È allucinante», ha una voce stanca Ulderico Carraturo, l’imprenditore che da più di un anno si batte per il quartiere dove vive e conduce una delle pasticcerie più antiche di Napoli insieme al fratello.

Interpreta un sentimento di rabbia diffuso ieri a Porta Capuana. «Sono anni che quando mio figlio esce nel fine settimana io non dormo. Ho paura al solo pensiero che debba attraversare le strade attorno a casa. Io e mia moglie siamo chiusi dentro, lui non posso tenerlo segregato», dice Michele Camossa che gestisce una cartoleria nel quartiere. «Denunciamo costantemente i problemi creati da una forte concentrazione di migranti irregolari, assoldati per spacciare. Chiediamo al prefetto non un presidio, ma controlli approfonditi fino a piazza Garibaldi», sottolinea Carraturo. Che denuncia: «Qui lo Stato deve liberarci dalla camorra, questo è il cuore dell’emergenza». Dalla primavera del 2025 la mobilitazione di commercianti e residenti non si è mai fermata. E ora dice l’imprenditore: «Non ci arrendiamo. Pensiamo di tornare in piazza giovedì».