Piombo e lame scagliano la città in un vortice di violenza senza via di uscita. L’omicidio di Porta Capuana ha rappresentato solo l’ultimo capitolo di una notte brutale e che ora invoca giustizia. Sono state ore dai risvolti thriller, quelle con cui hanno dovuto fare i conti gli uomini della polizia di Stato, costretti a tre interventi in un fazzoletto di tempo e sempre nello stesso perimetro: il quadrilatero della Ferrovia. Il pallottoliere della cronaca inizia a scorrere in piazza Nolana: è qui che, poco prima delle ventitré, un commando di rapinatori tenta l’assalto a un diciottenne. I banditi puntano al suo motorino, la vittima prova a scappare e la “punizione” non si fa attendere: tre coltellate in altrettante parti del corpo. Neanche il tempo di rimuovere i sigilli dalla scena in cui, due ore più tardi, è stato assassinato Alessandro Grivano, che gli agenti devono subito fare i conti con un’altra emergenza. Pochi metri più su, nel cuore del Borgo di Sant’Antonio Abate, due stranieri si sono appena resi protagonisti di una lite furibonda. Uno dei due sfodera una lama e non esita ad affondarla nelle carni del rivale. Sul basolato del “Buvero” resta, dolorante ma non in gravi condizioni, un nordafricano.
Omicidio a Porta Capuana, c’è la protesta: «Presidi fissi nell’area della Ferrovia»
Piombo e lame scagliano la città in un vortice di violenza senza via di uscita. L’omicidio di Porta Capuana ha rappresentato solo l’ultimo capitolo di una notte brutale e che...










