Shirin Ebadi: «Ma il regime è più debole. Chi ha perso i propri cari nel massacro di gennaio non può dimenticare»di Greta Privitera​​Shirin Ebadi è la prima giudice iraniana, un ruolo che la Repubblica islamica le toglie subito dopo la Rivoluzione, perché una donna è incapace di emettere sentenze valide. Da quella ferita, invece di arrendersi, nasce la sua seconda vita: diventa avvocata per i diritti umani, anche per rimediare all’errore di aver creduto, da giovane, in quella stessa Rivoluzione che la spoglia di tutto. Quella scelta le vale il Premio Nobel per la Pace, e oggi vive in esilio a Londra, dove continua a lavorare per un Iran libero e democratico.​​Leggi qui l'articolo completo

L’addio a Khamenei tra dolore e propaganda: «Morte a Usa e Israele»di Greta Privitera​​Alle quattro e mezza del mattino Teheran è già sveglia. Davanti alla Grande Moschea di Mosalla, uomini con il turbante e donne con il chador nero si stringono sui marciapiedi dove hanno passato la notte, per essere sicuri di entrare appena i cancelli si aprono. Mosalla è uno spazio aperto, una spianata di portici e pilastri. Al centro è stato montato un palco drappeggiato di verde, che oggi è un altare di legno e vetro. La bara di Ali Khamenei è avvolta nella bandiera iraniana, chiusa in una teca; appena sotto le casse degli altri familiari uccisi nel raid del 28 febbraio. Uno striscione riporta un versetto del Corano, «alzatevi per Allah», mentre le prime voci ripescano lo slogan di sempre: «Morte all’America, morte a Israele».​​Leggi qui l'articolo completo