Mentre il regime celebra i funerali di Ali Khamenei, e milioni di iraniani (secono il regime 15 milioni) lo acclamano per le strade, è più evidente di quanto non sia stato negli ultimi quattro mesi: da quando cioè i missili statunitensi e israeliani hanno cominciato a cadere su Teheran, uccidendo la Guida Suprema. Proteste e bombe possono avere eroso la legittimità del regime ma non lo hanno incrinato: semmai hanno reso più raffinato il suo apparato repressivo. A maggior ragione in questo momento di evidente crisi dell’opposizione, però, è importante raccontare le figure della società civile che continuano a sfidare la Repubblica Islamica. Lo fa il rapporto Iran Human Rights Defenders 2025, pubblicato dall’organizzazione Iran Human Rights (IHRNGO). È una straordinaria mappa della resistenza: una ricostruzione, attraverso 68 storie, della rete di chi difende i diritti a costo della propria vita e libertà. Avvocati e giornalisti, sindacalisti e ambientalisti, artisti e insegnanti, attivisti e attiviste.
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Per quanto dunque l’opposizione sia frammentata e non riesca a tradurre la rabbia in una forza organizzata ed efficace, pure esiste e resiste. Nostante il potere provi da anni a smantellarla con arresti, processi, intimidazioni e condanne, continua a produrre nuovi punti di riferimento.






