L’Umbria conta 67 medie imprese manifatturiere. La Toscana ne ha 223, le Marche 119, il Lazio 76. Eppure, quando il numero delle aziende viene rapportato alla dimensione dell’economia, del territorio e della base produttiva, è l’Umbria a salire sul podio nazionale: terza, dietro Veneto e Lombardia. È il risultato più sorprendente del XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’Area Studi Mediobanca, da Unioncamere e dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. L’indice di attrattività non premia chi possiede più imprese in valore assoluto; misura dove la media dimensione occupa più spazio. Ed è proprio qui che la regione cambia scala.
Il dato che dà la misura più concreta del fenomeno arriva dall’agroalimentare. Nel sistema produttivo locale che riunisce Trasimeno-Corciano, Appennino e Tevere, Todi, Umbertide e Valle Umbra Sud operano 13 medie imprese con 1 miliardo e 481 milioni di euro di ricavi, 393 milioni di esportazioni e 1.411 dipendenti.
In media sono circa 114 milioni di fatturato e 109 addetti per azienda. Numeri che spostano una parte dell’agroalimentare umbro fuori dalla sola narrazione delle produzioni tipiche e delle piccole eccellenze: qui ci sono filiere che hanno già raggiunto struttura, mercati e organizzazione da industria. Nel Sud-Ovest Orvietano, il sistema delle produzioni certificate e tutelate conta 84 milioni di ricavi, 9 milioni di esportazioni e 250 occupati. I perimetri territoriali possono sovrapporsi e i valori non vanno sommati meccanicamente, ma la scala raggiunta resta significativa.







