HomeCesenaCronacaSaldi Si accende la febbre dello shoppingIeri nelle vetrine dei negozi cesenati sono apparsi i primi cartelli. Affari per i prossimi 60 giorni. Ecco il vademecum per i consumatori .Ieri nelle vetrine dei negozi cesenati sono apparsi i primi cartelli. Affari per i prossimi 60 giorni. Ecco il vademecum per i consumatori .Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLuglio accende la febbre dello shopping. Da ieri anche Cesena si è svegliata con le vetrine tappezzate di percentuali che promettono ’Saldi’ e il capo dei sogni a portata di mano. Per i prossimi sessanta giorni nei negozi (ancora ricchi di merce, si potranno acquistare capi di qualità) a prezzi molto convenienti. E in effetti nelle vie del centro ieri c’era un certo movimento, nonostante la giornata invitasse al relax e a un tuffo al mare. Il bagno di folla però non si è visto, ma siamo solo agli inizi.

Vediamo i prodotti più ricercati in questi ‘saldi di fine stagione’ (che poi non siamo a fine stagione e qualcuno si domanda il perché di questo nome). Secondo Confesercenti Ipsos, in cima alla lista della spesa ci sono le calzature, scelte dal 52% degli intervistati, seguite da t-shirt e top (49%), maglieria estiva (39%), abiti (36%) e pantaloni o gonne (36%). Le differenze di genere restano marcate: l’abbigliamento sportivo interessa il 34% degli uomini contro il 19% delle donne, mentre le donne privilegiano abiti e vestiti (47% contro il 24% degli uomini) e accessori come le borse (18% contro il 4% degli uomini). Secondo il sondaggio di Confesercenti, i saldi restano un momento ancora molto atteso dai consumatori: sette italiani su dieci hanno intenzione di acquistare, con un picco al 71% nel Mezzogiorno, per una spesa media prevista di 209 euro a persona. Il Nord-Ovest guida la classifica con 247 euro, il Sud si ferma a 181. Gli uomini destinano in media 225 euro, le donne 196. Rispetto allo scorso anno, il 28% degli intervistati riduce il budget, con punte del 32% al Nord-Est e al Sud, mentre solo il 18% lo aumenta (25% al Centro Italia) e il 54% lo mantiene invariato. Tra chi taglia la spesa, il 65% indica il caro-vita e l’inflazione come causa principale. Il 43% segnala l’aumento dei costi fissi dell’abitazione, particolarmente sentito al Sud (52%).