Alloggi occupati abusivamente, abitanti per metà stranieri e integrazione fallita

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

"È un assurdo quello che è capitato" dice attonito Sobhi Rezk Azzam, muratore egiziano che ieri mattina ha fermato la fuga gambiano che ha aggredito un uomo in un bar in via Capecelatro. Si badi bene, siamo a San Siro quartiere che ha tradito la vocazione di quartiere popolare per diventare, con il 50% della popolazione straniera e 85 nazionalità rappresentate, un vero e proprio ghetto. Un quartiere "delicato perché, storicamente, si sono verificate una serie di decisioni sbagliate da parte di tutti, anche del Comune, con una percentuale di case Aler eccessiva", che ha provocato la perdita "dell'equilibrio sociale" ammette lo stesso sindaco Beppe Sala. L'effetto sarebbe quello di un quartiere "in cui la proporzione tra gli italiani e i non italiani è sbagliata", con una conseguenza sulla quotidianità, sulle relazioni, sulle scuole della zona: "Succede che i genitori degli italiani, che li mettono in una scuola di quartiere, vedono che magari si ritarda l'apprendimento perché tanti hanno problemi con la lingua, allora li spostano".Costruito negli anni Trenta, il quartiere popolare contava circa 6mila alloggi ed era uno dei più vasti in città. Dagli anni Novanta, diversi appartamenti sono stati venduti a privati, tanto che nel 2022 quelli pubblici rimasti erano quasi 4mila. Il quartiere ha cambiato nuovamente pelle all'inizio degli anni Duemila: attorno a via Capecelatro si sviluppava un quartiere residenziale popolare, abitato da operai italiani per lo più. Tutt'attorno una cintura di case del ceto medio. "In sostanza - racconta Marco Bestetti, già presidente del Municipio 7 e abitante storico - era un quartiere residenziale tranquillo, con un mix sociale tra classe operaia e classe media, basato sulla buona convivenza e sul rispetto delle regole".