La sentenza è quasi più lunga dell’informativa della squadra mobile. La gup Maria Ivana Cardillo ha depositato le motivazioni del processo, abbreviato, scaturito dalla maxi inchiesta “Ombra” che due anni fa ha totalmente decapitato la struttura di vertice della famiglia catanese di Cosa Nostra.

Per la giudice non ci sono dubbi sul fatto che Francesco Russo abbia diretto la famiglia Santapaola-Ercolano «dal 10 novembre 2022 al 24 luglio 2024» prendendo il testimone di Francesco Tancredi Napoli, che è stato il capo fino all’arresto nell’operazione Sangue Blu del 2022. La difesa, citando le critiche e i dubbi sulle capacità di governance dei vertici del clan, ritiene ci fosse un mancato riconoscimento del ruolo di capo in Russo. «Non sono all’altezza né l’uno e neanche l’altro... siamo nelle mani di nessuno mpare...», diceva Salvatore Iudicello. Ma questo per la gup invece di smontare il quadro accusatorio lo rafforzerebbe. In qualche modo la fazione degli Ercolano sente Ciccio Russo più un’espressione di potere dei Santapaola che della loro “corrente” familiare. «Capo vostro, non nostro», sottolineava Iudicello rivolgendosi a Cristian Paternò, braccio destro del boss.

L’atteggiamento assunto da Russo è stato «stigmatizzato dai difensori come di un soggetto silenzioso, quasi invisibile, e in quanto tale incompatibile con lo svolgimento del ruolo di vertice di un sodalizio mafioso». Ma annota la gip il modo di agire «caratteristico di Russo» è quello di «un capo che, pur gestendo le cose, non voleva essere nominato avendo scelto di agire sotto traccia». «Lui è quello che ha... “la patata”... se la vede da fuori… neanche lo nominano… io lo so perchè lo… ma in pochi lo sappiamo... “u paloccu” (Salvatore Mirabella, ndr) riferisce a lui, hai capito?», commentava ancora Iudicello. «Però non si deve bruciare... infatti non va nominato. Però... (abbassa la voce)... c'è lui per adesso!», aggiungeva Daniele Strano, messo proprio da Russo come responsabile della Stazione. Ed è lui che parlando con Francesco Santapaola (figlio del defunto Nitto) gli spiegava: «Per il fatto della sicurezza ne ho parlato con Ciccio Russo, il fratello di tuo fratello...». Una frase che dimostrava il forte legame che univa l’imputato a Enzo Santapaola, morto qualche settimana fa.