Quando i Padri fondatori degli Stati Uniti scrissero la Costituzione avevano ben presente i racconti di Cicerone sulla fine della Repubblica romana: l’erosione dell’interesse pubblico a opera di uomini violenti e corrotti. Consapevoli della rischiosa radicalità del loro esperimento — una nuova repubblica per un nuovo mondo — disegnarono con accuratezza istituzioni che bilanciavano i poteri, di cui la moralità era fondamento. John Adams lo scrisse esplicitamente: “La virtù pubblica non può esistere in una Nazione senza virtù privata”. Oggi la realtà somiglia ai racconti di Cicerone e ai peggiori incubi di quei costituenti. L’esempio più recente sono i lucrosi guadagni di Donald Trump con le criptovalute e gli affari col Golfo: nessuno prima di lui aveva tratto profitti diretti dalla presidenza». Michael Ignatieff, storico e politologo, ha insegnato a Harvard e oggi alla Central European University, di cui è stato rettore. È considerato uno dei più acuti intellettuali contemporanei.

L’America compie 250 anni. Come arriva a questo anniversario?

«I segni del declino di Washington sono evidenti: esercizio illegale del potere esecutivo, crudeltà gratuite verso i più deboli, corruzione sistematica dei vertici, monumenti autocelebrativi, disprezzo per ciò che gli alleati pensano di questo spettacolo indecente. Assistiamo all’occupazione delle istituzioni da parte di oscure figure che corrodono il bilanciamento di poteri. Allo stesso tempo c’è un’incredibile sforzo dal basso per proteggere istituzioni e valori».