«Il suono lo definirei un partner: è sempre lì, presente nella mia immaginazione» dice Katerina Andreou, coreografa, performer e musicista, nata a Atene nel 1983 e di base a Lione. Tra le artiste più trascinanti nella danza contemporanea europea, i suoi lavori sono un’esperienza intensa per il pubblico grazie anche alla musica, realizzata per lo più dalla stessa Andreou, e alle affinità con il carattere estatico delle sottoculture.
L’energia sprigionata sul palco è liberatoria, ma non è un modo per evadere: la coreografa è un’artista che pensa, e quando la incontriamo in videochiamata – in piena emergenza canicola francese – si rendono evidenti le domande incuneate nella costruzione della scena. Andreou ne elenca alcune: «Cosa è l’autorità? Quanto siamo dominati dalla norma? Che tipo di disagio mi provoca? Come posso lavorare sulla mia libertà individuale e come possiamo stare insieme quando tutti mi sembrano molto solitari?».
Andreou ha lasciato la Grecia per la Francia diversi anni fa, «ho preso la decisione di essere una coreografa e una danzatrice professionista piuttosto tardi nella mia vita, ho accettato il rischio di lasciare la mia professione precedente, ero un’avvocata», racconta con un sorriso, nella sua terra natìa le opportunità non c’erano «e poi, come in tutte le cose che facciamo nella vita, ci sono tante altre ragioni che mi hanno spinta a lasciare l’Est – la ortodossa e tradizionalista Grecia» anche se non è certa di aver trovato la libertà, «forse sono finita in un’altra gabbia».








