Bologna, 4 luglio 2026 – Cantami, o Diva, il profumo degli dei. Olio, coriandolo, cipero, rosa, salvia, miele, vino. Inseguendo il filo di Arianna, vale la pena dirlo, di ingredienti come questi due studiose bolognesi hanno fatto rinascere – fra ricerca e pratica – un profumo scomparso da tremilacinquecento anni le cui tracce sono rimaste incise sull’argilla. Silvia Ferrara, professoressa ordinaria di Civiltà egee Unibo, e Laura Bellinato, dottoranda in Filologia egea del nostro Ateneo presentano questa preziosa ricerca nel loro volume Il profumo degli dei. Fragranze del Mediterrano antico (Il Mulino). Il racconto avverrà, in dialogo con Niclas Kaufmann, il 6 luglio alle 19 nel convento Santa Margherita per il ciclo Le parole nel chiostro di Librerie Coop. La ricerca nasce dallo studio delle fonti, “tavolette scritte in Lineare B – spiega Bellinato –, lingua utilizzata dai Micenei. Erano documenti di natura economica che si sono conservati in modo fortuito, cotti durante l’incendio dei palazzi”. La preziosa ricerca è contenuta nel volume 'Il profumo degli dei. Fragranze del Mediterrano antico'
Dove siamo? O meglio, dove eravamo?
“Le tavolette con più informazioni, come quella che citiamo all’inizio del libro, vengono da Pilo, ma qualcosa intuiamo anche da Cnosso (Creta, ndr). Anche se qui l’industria del profumo era meno specializzata”.











