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Paola Stroppiana

Proveniente da Rosavenda, l'unguentario (sigillato) di forma zoomorfa serba intatta un'essenza di rose: un unicum nel panorama della vetraria latina, risalente al I secolo dopo Cristo. Uno dei cimeli del Museo di Antichità

Sembrerebbe un’affermazione azzardata ma, incredibilmente, è vera: l’unico profumo romano intatto giunto sino a noi è conservato a Torino, precisamente nelle collezioni del Museo di Antichità, oggi parte dei Musei Reali. Tra i reperti più singolari e preziosi custoditi dall’istituzione torinese si distingue un piccolo oggetto raffinatissimo, un unguentario in vetro soffiato a forma di colomba di circa 20 centimetri di lunghezza, proveniente da uno scavo effettuato a Rovasenda, in provincia di Vercelli, databile alla metà del I secolo d.C. Si tratta di un contenitore per balsami e sostanze odorose, al cui interno si conserva, intatto, un liquido trasparente: un unicum nel panorama della vetraria romana.

Il contenitorePer poter consumare il contenuto era necessario spezzare la coda, come una moderna ampolla monodose: questo esemplare è l’unico ancora sigillato che si conosca, ed è colmo per metà da un liquido limpido che presenta un lieve sedimento rosato depositato sul fondo e, in parte, sulla testina della colomba. L’oggetto è stato realizzato in vetro mediante soffiatura libera, una tecnica sviluppatasi in ambito siro-palestinese verso la metà del I secolo a.C., diffusasi rapidamente all’intero bacino mediterraneo.