Una sentenza che non mette fine al dolore di una famiglia distrutta. Dopo la condanna a tre anni e undici mesi per il 26enne che ha causato l’incidente in cui ha perso la vita a 16 anni Sofia Lorusso, sua sorella maggiore Maraya, ha deciso di scrivere e pubblicare sui social una lettera diretta al giovane. “Perché arriva un momento in cui il silenzio non è più sufficiente”.

La 16enne era a bordo della sua minicar quando venne tamponata dalla Volvo guidata dal ragazzo: omicidio pluriaggravato, provocato dall’eccessiva velocità. Da quel 27 maggio 2025 la famiglia è stata distrutta: “Per 402 lunghissimi giorni ho trattenuto l’istinto di mettere nero su bianco tutto ciò che ho pensato, ripensato e urlato dentro di me - ha scritto - Quel momento è arrivato. Perché ci sono verità che meritano di essere dette con fermezza e dignità”.

Ieri, 3 luglio, c’è stata la sentenza definitiva e “la giustizia ha finalmente dato un nome a chi ha spezzato la vita di mia sorella - ha proseguito - Una ragazza di appena sedici anni. Piena di vita. Educata. Generosa. Amata da chiunque l’abbia conosciuta. Una ragazza che aveva ancora tutta la vita davanti e a cui è stato negato perfino il diritto di viverla”. Dopo aver parlato del dolore e delle difficoltà che tutta la famiglia ha dovuto affrontare nell'arco di questo lungo anno, si è rivolta al giovane: “Quel maledetto 27 maggio, su quella strada, eri lucido. Non avevi bevuto. Allora dimmi: cosa ci facevi a oltre il doppio della velocità consentita? Dove stavi andando con tanta fretta da valere più della vita di due ragazze?”. Ma soprattutto, Maraya chiede: “Come si convive con il peso di aver distrutto per sempre una famiglia?”.