di
Chiara Currò Dossi
La donna, oggi 76enne, ha gravi difficoltà motorie. Per i medici i dolori che lamentava erano «di origine degenerativa»
I primi tre interventi chirurgici all’ospedale di Bolzano, il dolore che compare a sei mesi dall’ultimo, interpretato come «di origine degenerativa», una serie di altre operazione volte a «tamponare» i sintomi, «senza essere in grado di intervenire sulla reale causa», finché, dopo la sesta, viene disposto l’esame per la coltura che risulta positivo per «infezione multibatterica». È il calvario che ha dovuto affrontare un’altoatesina di 76 anni (assistita da Giesse risarcimento danni), nei confronti della quale la Cassazione ha confermato il risarcimento danni da oltre mezzo milione di euro quantificato dal tribunale di Bolzano fin dal primo grado di giudizio.
Interventi chirurgici senza una diagnosi correttaQuella che i consulenti tecnici nominati dal giudice una vicenda complessa «costellata di interventi chirurgici» (sette quelli maggiori), ha inizio nel 2010. La donna, che soffre di mal di schiena da anni, si rivolge all’ospedale dove, «correttamente», viene sottoposta a una serie di interventi alla colonna vertebrale, nel reparto di Neurochirurgia, e indirizzata a percorsi di riabilitazione. Ciononostante, i problemi permangono, ma, risonanza magnetica alla mano, vengono interpretati come «di origine degenerativa. Invece era presente un’infezione». Solo nel 2014, al sesto intervento, viene disposto l’esame che chiarisce la causa reale dei dolori della signora. A quel punto viene impostata una terapia antibiotica mirata: la paziente esce dall’ospedale guarita dall’infezione, ma con gravi difficoltà motorie. Ad oggi, fanno sapere da Giesse, «è per lei impossibile camminare senza stampelle o deambulatore».








