Morì dopo un intervento di routine a una gamba nella clinica Salus di Brindisi, finita ora nel mirino della Procura dopo l’esito dell’autopsia che ha evidenziato una mala-gestio dei medici nella fase postoperatoria. La vittima è una donna di 56 anni, originaria di Martina Franca, operata nella clinica Brindisina lo scorso 18 novembre in regime di day-hospital.
Il calvario che l’ha condotta alla morte è oggetto di un’inchiesta aperta dalla procura con l’ipotesi di omicidio colposo ed eventuali profili di responsabilità medica.
I riflettori degli inquirenti si sono accesi a seguito della denuncia dei familiari della donna – il compagno e il cognato (assisti dall’avvocato Gaetano Vitale) – che intendono fare chiarezza sulla dinamica che ha condotto alla morte della 56enne. Che, secondo gli esiti dell’autopsia, sarebbe frutto di una serie di errori commessi dall’equipe che si è occupata del decorso operatorio. I fatti sono riassunti nelle 58 pagine della relazione redatta a seguito dell’autopsia dai medici legali Liliana Innamorato e Domenico Angiletta su impulso della pm Paola Palumbo.
Dalla relazione emerge che la donna soffriva di un’insufficienza venosa alla gamba destra, tale da richiedere un’operazione considerata dagli esperti di routine e non invasiva. Ma la paziente, dimessa a poche ore dall’intervento, ha iniziato ad avvertire forti dolori alla gamba operata. Ai quali si è presto affiancata la comparsa di un edema e di arrossamenti sulla coscia, di cui il compagno ha riferito all’equipe medica della clinica. A quel punto la visita con il chirurgo che l’aveva operata. Dalla quale emerge un errore nel posizionamento del bendaggio, corretto a quel punto dal chirurgo e dalle infermiere. Ma il calvario della donna continua e le sue condizioni peggiorano.








