Il vento di scirocco gli scompone la veste bianca, gli fa volare la papalina, costringendo il segretario particolare, don Edgar, a rincorrerlo con un'altra. È un'immagine destinata a rimanere impressa: Papa Leone XIV, sullo scoglio più estremo di Lampedusa, ripercorre le orme di Papa Francesco e rilancia, con parole ancora più esplicite sul piano politico, la sfida che il fenomeno migratorio pone all'Europa. Non un'emergenza da contenere, ma una questione strutturale da governare. Non un problema, ma una possibile risorsa, se affrontata con una visione comune. Leone XIV a Lampedusa A tredici anni dal viaggio compiuto da Jorge Mario Bergoglio sull'isola simbolo della più grande tragedia umanitaria del Mediterraneo contemporaneo, Leone XIV sceglie di ritornare nello stesso luogo, negli stessi scenari, con un messaggio che suona come un richiamo alle radici stesse dell'Unione europea. La visita dura appena tre ore, ma il suo peso supera di gran lunga la brevità dell'agenda. Arriva in un momento in cui il dibattito europeo è sempre più orientato verso politiche di esternalizzazione delle frontiere, rimpatri accelerati e nuove forme di "remigrazione" forzata. Di fronte a questa deriva, il Pontefice propone un paradigma opposto: quello della responsabilità condivisa, della cooperazione e della dignità della persona.
Papa Leone a Lampedusa: «L'Europa ritrovi la sua anima, i migranti non sono un problema»
Il vento di scirocco gli scompone la veste bianca, gli fa volare la papalina, costringendo il segretario particolare, don Edgar, a rincorrerlo con un'altra. È un'immagine destinata...










