Mentre a Washington si contano le ore che separano dal record mondiale di fuochi d'artificio, a Lampedusa l'aereo di Papa Leone XIV atterra poco dopo le nove del mattino, su un'isola che di quel giorno celebra soprattutto il silenzio. Il primo Papa nato negli Stati Uniti ha scelto di passare il 4 luglio non tra bandiere e discorsi, ma davanti alle tombe di chi, cercando l'Europa, non ci è mai arrivato.Tredici anni dopo Francesco — che qui scelse il suo primo viaggio da pontefice — Leone XIV ripete quasi gesto per gesto lo stesso percorso, e diventa il primo Papa della storia, e il primo leader internazionale, a varcare la soglia del piccolo cimitero dove riposano i corpi senza nome recuperati dal mare, alcuni sotto croci fatte con il legno delle barche naufragate. Si ferma, lascia dei fiori, resta in silenzio. Poi la Porta d'Europa, l'arco di ceramica e ferro affacciato sulla Tunisia, e il Molo Favaloro, dove scopre e benedice la targa che dedica il luogo alla memoria di Francesco. "Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità - dice salutando il sindaco e la popolazione - e oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi". Poi saluta uno per uno alcuni migranti arrivati da Eritrea, Siria, Yemen e Algeria, ospiti dell'hotspot della Croce Rossa.Nella messa celebrata al campo sportivo dell'isola, davanti all'immagine della Madonna di Portosalvo, Leone benedice due bambini diventati simbolo della traversata: Maria, nata a Lampedusa da una madre in fuga dalla Tunisia, e Leonardo, arrivato su un barcone nel 2016 stretto al corpo della madre che non sopravvisse al viaggio. Nell'omelia il Papa non concede consolazioni facili: "L'amore è sempre nella libertà, e la libertà sta nelle decisioni - dice -. C'è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate". Ed elenca quelle mancate, una per una: "Il disinteresse per il bene comune", "un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione", "la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo", l'idea che"«tali problemi non ci riguardano".Sull'Europa, il Papa non si limita alla denuncia. "Da questo estremo lembo d'Europa nel Mediterraneo si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee", dice, ricordando che il continente "possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità": la capacità, per posizione geografica e assetto istituzionale, di affrontare la crisi "in modo organico", inserendo il primo soccorso in una strategia di lungo periodo per "accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti", lavorando insieme "per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare".La scelta del giorno non è casuale. Mentre l'amministrazione Trump rivendica il pugno duro sull'immigrazione — e il vicepresidente Vance ha definito nei giorni scorsi "preoccupante" la posizione vaticana — Leone arriva su un'isola che nel solo 2025 ha visto sbarcare quasi 50 mila persone, lungo quella che le agenzie Onu considerano la rotta migratoria più mortale al mondo. Due settimane prima, l'Unione europea aveva approvato nuove regole che ampliano la detenzione e prevedono centri di espulsione fuori dai confini del Vecchio Continente.
Leone come Francesco, a Lampedusa la preghiera per i migranti: "Vittime di decisioni mancate, l'Europa è chiamata a una responsabilità epocale"
Tredici anni dopo Francesco, il primo Papa nato in America ripete lo stesso viaggio: cimitero, Porta d'Europa, il Molo intitolato al suo predecessore. Nell'omel










