A tre anni dal fallito ammutinamento che ha portato al dissolvimento del Gruppo Wagner, la Russia continua a mantenere saldamente il suo radicamento nel continente africano. A dirlo è Andrii Cherniak, portavoce della Direzione principale dell'intelligence ucraina (HUR), in un'intervista esclusiva al Kyiv Post. Mosca – spiega Cherniak – continua a considerare l’Africa una fonte di leva politica, risorse strategiche, opportunità di elusione delle sanzioni e reclute per il proprio sforzo bellico: alle persone vengono promessi posti di lavoro, ma una volta giunte in Russia vengono mandate in assalti suicidi.

Gli uomini della Wagner operavano in Africa con la benedizione dello Stato russo e servivano gli interessi di Mosca. Ora quel che resta del gruppo paramilitare sono stati riorganizzati nell'Africa Corps, struttura alle dipendenze dirette del Ministero della Difesa russo. Rispetto alla Wagner, è un'entità “depersonalizzata”, priva di figure di spicco come Prigozhin, e questo — secondo Cherniak — ne sta riducendo l'efficacia sul campo: i ribelli in Mali hanno inflitto perdite significative ai mercenari russi del nuovo corpo. Ma i numeri restano consistenti: tra gli 8.000 e i 10.000 effettivi, attivi in Mali, Niger e Burkina Faso a sostegno di giunte militari e gruppi armati.