Il cranio venne riportato alla luce negli anni Novanta, durante una delle campagne di scavo a Els Casots, il giacimento nel comune di Subirats (Alt Penedès) che con il tempo è diventato uno dei siti di riferimento per il Miocene europeo.

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All’epoca i ricercatori diedero per scontato che appartenesse a un esemplare già noto del genere Paludocyon, di cui esistevano resti frammentari nella zona e in altri Paesi. In assenza di novità su cui lavorare, il reperto fu archiviato.

Solo nel 2014, durante la preparazione di una tesi di dottorato, qualcuno tornò a esaminare quel cranio e qualcosa non tornò. La specie con cui era stato confrontato era molto più robusta, delle dimensioni approssimative di un leone o di una tigre e con un peso vicino ai 200 chili.

Quello che avevano tra le mani sembrava più piccolo e probabilmente con una massa muscolare inferiore. Il team dell’Institut Català de Paleontologia Miquel Crusafont ha dedicato gli ultimi due anni a confermare il sospetto: non si trattava di un Paludocyon già noto, ma di una specie che nessuno aveva mai descritto prima.