VENEZIA - Da giovedì l’ordinanza anti-calore in Veneto tutela anche gli operai dei cantieri stradali, gli addetti della logistica di piazzale, i rider e gli addetti alla produzione di vetro artistico. Il provvedimento emanato il 1° luglio, ed entrato in vigore l’indomani, ha suscitato l’apprezzamento pubblico delle organizzazioni sindacali, ma non delle associazioni datoriali. Un silenzio spiegato dalla piccata lettera, promossa a livello regionale da Confindustria ma a quanto pare sottoscritta pure dalle altre categorie, che ha contestato a Palazzo Balbi la mancata condivisione delle misure prima della pubblicazione sul Bur e dell’annuncio alla stampa.
Le disposizioni per il caldo L’ordinanza firmata mercoledì dal presidente Alberto Stefani ha previsto una «integrazione delle disposizioni di carattere contingibile e urgente» varate il 16 giugno per i lavoratori edili e agricoli. In sostanza fino al 31 agosto, dalle 12.30 alle 16, è stato esteso anche ad altri settori il divieto di lavorare «in condizioni di esposizione prolungata al sole», quando il bollettino di riferimento «segnali un livello di rischio “alto”» a mezzogiorno per chi svolge «attività fisica intensa». Il tema era stato oggetto di discussione lunedì 29 giugno, nella riunione straordinaria del Comitato regionale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La missiva A quell’incontro avevano partecipato pure Confindustria Veneto e le altre associazioni imprenditoriali, «nella logica di confronto serio, corretto e paritario tra tutte le parti interessate», come si legge nella missiva inviata giovedì 2 luglio all’assessore Gino Gerosa, per stigmatizzare il fatto che quella decisione «non ha tenuto conto di quanto definito al tavolo». Secondo le imprese, «era stato garantito che le integrazioni alla precedente ordinanza sul calore sarebbero state fatte circolare», per condividerle ed eventualmente emendarle. «Il motivo era legato anche alla possibilità di dare evidenza al decisore pubblico degli impatti economici che l'atto avrebbe avuto per farsi un'idea conoscenza complessiva delle sue ricadute. Ciò non è avvenuto e, purtroppo, abbiamo appreso solo dalla stampa la notizia dell'adozione pubblicazione d'urgenza sul Bollettino Ufficiale Regionale del Veneto, impedendoci peraltro di informare con tempestività le nostre associate che come noi lo hanno appreso prima a mezzo stampa, vanificando cosi il nostro lavoro di rappresentanza». Confindustria e le altre realtà riconoscono alla Regione il diritto di fare scelte «sotto la propria responsabilità», ma le chiedono di evitare «comportamenti che invece favoriscano la disintermediazione». Conclusione: «Confidiamo che situazioni come queste non si ripetano, confermando la nostra disponibilità al dialogo nel rispetto dei ruoli di ognuno». La replica Ieri la comunicazione trasmessa a Gerosa è stata sottoposta all’attenzione di Stefani, che ha rivendicato la decisione assunta: «La firma dell’ordinanza è frutto di una mia scelta autonoma. Comprendo le osservazioni di Confindustria, ma ci troviamo di fronte a un’emergenza che non può essere ignorata o rinviata. Negli ultimi giorni si sono verificati casi di lavoratori deceduti a causa del caldo, mentre decine di altri cittadini sono stati ricoverati o accompagnati al Pronto soccorso per malori legati alle alte temperature, soprattutto durante attività svolte all’aperto. Di fronte a una situazione del genere, non intervenire con tempestività avrebbe significato venir meno a un compito fondamentale: tutelare la salute dei veneti. Come presidente della Regione, ho ritenuto questa opzione inaccettabile e per questo ho deciso di emanare l’ordinanza che peraltro si attiva nei giorni e casi di rischio considerato alto per la salute».







