Davide Tardozzi ripercorre l’evoluzione del World Ducati Weekend e racconta a Fanpage.it il suo rapporto con Marc Marquez e Pecco Bagnaia.

Il World Ducati Weekend è sempre molto più di una festa. Nell'edizione che accompagna il 100° anniversario di Ducati, il Misano World Circuit si è trasformato ancora una volta nella casa di migliaia di appassionati arrivati da tutto il mondo per vivere da vicino la passione della Casa di Borgo Panigale. Tra incontri con i piloti, eventi in pista e il tradizionale bagno di folla, abbiamo intervistato il team manager Ducati Davide Tardozzi, uno dei protagonisti della crescita della Rossa negli ultimi decenni. Dall'evoluzione del WDW ai cambiamenti della MotoGP, passando per Marc Marquez, Andrea Dovizioso e il rapporto con Pecco Bagnaia, Tardozzi racconta il presente e il futuro della squadra campione del mondo.

Il World Ducati Weekend è un evento che conosci meglio di chiunque altro. Tu c'eri già alla prima edizione, nel 1998. Quanto è cambiato in tutti questi anni? Io ho partecipato e contribuito al primo World Ducati Weekend del 1998, quindi ho visto tutta la sua evoluzione. È successo un po' quello che è accaduto nelle corse: se guardiamo le moto di venticinque anni fa e le confrontiamo con quelle di oggi, è evidente quanto tecnologia e organizzazione siano cresciute. Lo stesso vale per il WDW. Oggi abbiamo la possibilità di coinvolgere molto di più le persone, di vivere insieme la loro passione e di restituire loro un'esperienza ancora più ricca. Il paddock, gli eventi, il contatto diretto con i piloti: tutto questo rende il World Ducati Weekend qualcosa di straordinario. Il primo WDW era bellissimo e partecipato, ma c'eravamo soprattutto noi della Superbike che facevamo qualche esibizione in pista e pochi stand dedicati all'abbigliamento Ducati. C'era già tantissima passione, ma negli anni l'evento è cresciuto fino a diventare quello che vediamo oggi. In questi anni non sono cambiate solo le moto. Quanto sono cambiati anche i piloti? Tantissimo. Una volta il talento era praticamente tutto. Oggi il talento resta fondamentale, ma da solo non basta più.