Davanti alla vetrina della catena di abbigliamento c’è assembramento, ma le persone guardano verso la strada. Si stanno godendo l’aria fresca che esce dalle porte scorrevoli. Potrebbero essere aperte perché le persone vi stazionano davanti o perché più attrattive per catturare clienti: studi mostrano come le vendite aggiuntive procurate con questa tecnica superino l’aumento della spesa in condizionamento ulteriore (e in eventuali multe, sarebbe infatti una pratica vietata da alcuni regolamenti locali, manca infatti una norma nazionale).
Se l’Ia fa lo shopping da sola (con la nostra carta di credito)
La rituale apertura dei saldi nel 2026 coincide con una delle peggiori ondate di calore mai registrate. Tra tutti i disagi alla vita quotidiana e il concreto pericolo per la salute, può sembrare che l’impatto del caldo e del cambiamento climatico sulle vendite e sul commercio non sia così importante. In realtà dieci gradi Celsius in più sono capaci di spostare l’equilibrio (spesso già precario) di interi settori commerciali e delle correlate filiere produttive.
Il settore dell’abbigliamento è stato impattato in modo pesante: non solo il vestiario più pesante rimane a magazzino a causa di inverni sempre più miti, ma anche le giacche “estive” rimangono invendute, comunque troppo calde per essere indossate fuori dai negozi fortemente condizionati in cui sono vendute.












