C’è modo e modo di scalare l’Everest. Con un esercizio di fantasia e una fatica immane, evidentemente sovraumana, lo si può pure conquistare due volte in meno di 24 ore. L’impresa di Aaron Durogati, 40enne di Merano, segna un nuovo limite per l’hike and fly: si conquista una vetta a piedi, poi subito in picchiata col parapendio, per avviarsi a una nuova ascesa, quasi all’infinito.
Teatro dell’exploit è stato il monte Slogen in Norvegia, scalato 18 volte in una giornata per un dislivello positivo di 19.424 metri. Durogati, cosa l’ha portata a tentare e conquistare il primato?
"Una vittoria, quella della Red Bull X-Alps l’anno scorso. L’essere finalmente riuscito a fare mia questa gara durissima dopo 14 anni di tentativi mi ha dato consapevolezza, oltre a una grande preparazione. Si fanno 2-3 mila metri di dislivello al giorno, tra i 30 e i 60 chilometri percorsi, più almeno 6-7 ore di volo in parapendio. Si disputa solo con cadenza biennale, tanto è dura... Nella mia carriera ho già vinto due mondiali di volo di distanza nel parapendio, e cinque voltet la la Red Bull Dolomitenmann, competizione molto breve. Quest’anno si era insomma liberata l’occasione per cercare il record...".
Perché la Norvegia per il tentativo, e non le sue care Alpi?







