L’editorie Cortina ha appena pubblicato una raccolta di testi di René Girard, grande filosofo e antropologo francese morto undici anni fa. L’invitante titolo della raccolta è Il desiderio della tirannia, e a Girard bastano poche righe per illustrare la situazione italiana di oggi, sebbene lui non potesse conoscerla in anticipo - ma chi ha la testa fina tratteggia scenari eterni. Una delle caratteristiche della tirannia è l’instabilità: in un attimo, scrive, il primo che capita sale in vetta il potere ma ruzzola giù con altrettanta facilità, già sostituito dal secondo che capita. E succede, fra l’altro, perché i rivali sono accomunati da una “rivalità mimetica” che Girard descrive così: immaginate due bambini posti in una stanza colma di giocattoli. Ma tanti giocattoli, davvero tantissimi, una montagna di giocattoli, e ognuno dei due bambini può scegliere quello che vuole. Eppure finirà per desiderare l’unico che non può avere: quello nelle mani dell’altro. Magari il bambino l’ha appena riposto ma, come il secondo se ne impossessa, il primo lo rivuole, e cerca di strapparglielo, mentre l’altro strilla e serra il giocattolo fra le dita per non cederlo. Sebbene sembrino i più accesi duellanti sulla faccia della terra, i bambini si assomigliano in pieno, e più si assomigliano più la rivalità erompe. È un “fenomeno che si osserva - conclude Girard - non solo nei piccoli, ma anche negli adulti”. Per la precisione, in Meloni, Salvini e Vannacci.