"Quando si afferma che i costi relativi al progetto ricadrebbero sui cittadini che pagano la Tari si dice una cosa falsa". Luca Ceriscioli, presidente di Marche Multiservizi, replica al consigliere comunale di Urbino Gianluca Carrabs e alle critiche seguite al nuovo ricorso di Aurora srl al Consiglio di Stato sulla discarica di Riceci. Ceriscioli respinge l’accusa che i costi del progetto possano finire in bolletta e lo fa all’indomani della presentazione di un doppio ricorso da parte di Aurora srl (la società sammarinese che ha proposto il progetto di discarica e che è partecipata al 40% da Marche Multiservizi) sia contro il diniego della Provincia di Pesaro e Urbino al progetto della discarica, sia contro il vincolo paesaggistico della Regione che ha blindato l’area.

Ceriscioli rincara la dose: "Questo lo si fa o per non conoscenza della materia o per scopi di pura propaganda politica: ‘O finge e allora è grave o non sa e allora è altrettanto grave’". Da qui parte il contrattacco di Mms, che prova a smentire uno degli argomenti più forti del fronte contrario all’impianto: il timore che il conto possa essere pagato dai cittadini attraverso la Tari. "L’Autorità nazionale di regolazione per Energia, Reti e Ambiente (Arera) fissa la base di calcolo per determinare l’importo dei Piani economici finanziari (Pef) che sono utilizzati per stabilire l’importo della Tari – spiega Ceriscioli -. I costi sostenuti dal gestore per la gestione dei soli rifiuti urbani, riferiti ai due anni precedenti, sono relativi esclusivamente a: raccolta, trattamento e smaltimento, spazzamento (dove previsto), costi finanziari e amministrativi relativi al servizio. Pertanto, i costi sostenuti per le attività o le iniziative a libero mercato relative ai rifiuti speciali non pericolosi, non possono e non potranno mai essere rendicontati ai fini di cui sopra e quindi non potranno mai gravare sulla tariffa. È vero il contrario ossia che le attività di smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi (scarti delle attività produttive) consentono al gestore del servizio di contenere i costi. Per questo i cittadini e le imprese del territorio gestito da Marche Multiservizi in tutti questi anni hanno beneficiato di un minor costo Tari del 10% circa. Battersi contro la realizzazione di impianti per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, dunque, significa battersi per incrementare la Tari a carico di famiglie e imprese. Ultimo ma non ultimo sottolineo che, come rilevato da una recente inchiesta della giornalista Milena Gabanelli, ‘le ecomafie e la criminalità organizzata si arricchiscono enormemente grazie alla carenza strutturale di impianti nei territori e alla mancanza di tracciabilità digitale dei rifiuti’".