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L’ultimo saluto ieri pomeriggio alla chiesa del Gesù al 63enne Riccardo Perini morto all’estero. Don Falco Brini: "È in questi momenti che scopriamo cosa una persona ha seminato nella vita".
Nella chiesa del Gesù, in via Borgo Leoni, ci sono almeno duecento persone e gli altrettanti mondi che hanno riempito la vita di Riccardo Perini, il 63enne medico morto durante un’escursione di snorkeling a Karphatos in Grecia. Tanti parenti e amici sfidano la canicola per dare l’ultimo saluto a un professionista stimato. La piazzetta davanti alla chiesa sembra finta, tutta colori resi più accesi dal sole inclemente, come certi dipinti impressionisti. Appena gli sportelloni posteriori del carro funebre si aprono ed appare la sagoma del feretro bianco, il dolore tra la folla è palpabile. Poi in chiesa sfila una processione aperta dai familiari seduti in prima fila e chiusa da colleghi, amici, parenti e tanti giovani legati ai figli del medico. C’è il tempo per le emozioni dissolte nell’aria dei ricordi. La parole giuste sono quelle di don Giacomo Falco Brini, che pur non conoscendo il medico, riporta quanto raccontato dal figlio: "La morte di Riccardo è stato un fulmine a ciel sereno. La sua sposa e i figli hanno assistito impotenti a questo momento. Dalla sobrietà delle parole del figlio, che si è preso del tempo per raccontarmi il suo papà, ho capito qualcosa della vita di quest’uomo. La vita di Riccardo è un enigma: non si hanno certezze sulle cause della morte. Nelleparole del figlio, però, ho capito che questo medico si è fatto apprezzare nel lavoro perché metteva una connotazione umana. Non pensava alla pensione; anzi voleva aprire un suo piccolo studio per continuare a curare e occuparsi degli altri. Questa era la sua forte convinzione di medico, ossia non abbandonare chi aveva bisogno. Cardine della sua vita era la scienza ma soprattutto la famiglia. Se ne è andato improvvisamente, ma lasciando una traccia. Adesso che Riccardo non c’è è facile dire certe cose, ma è proprio in questi momenti che scopriamo ciò che una persona aveva seminato. La morte ci fa capire come uno ha vissuto. Gesù spesso usa l’immagine del medico per spiegare la sua venuta sulla terra. Perché è una figura che accetta la fragilità degli altri e se ne occupa. La storia di questo medico ha lasciato una traccia profonda, anche se adesso prevale la ferita del distacco. Tanti ricordi si affollano nella mente di chi l’ha conosciuto. E di chi è stato aiutato da lui". Dopo l’omelia del parroco, fra gli interventi toccanti quello del figlio Vittorio, che con la voce rotta dal pianto, descrive il genitore volato in cielo: "Ciao papà, tu e la mamma mi avete dato gli strumenti per affrontare la vita. Nonostante il dolore immenso ci hai dato l’esempio per essere forti abbastanza. Andare avanti anche quando la vita ci mette davanti situazioni difficili. Ricorderò i valori che ci hai insegnato. Vorrei abbracciarti ma so che ci stai abbracciando tu". E su questa frase del figlio, l’applauso scatta all’improvviso tra le navata della chiesa del Gesù. Poi c’è l’uscita dal tempio. Ed è un continuo brivido. Prima il silenzio, quasi surreale e rispettoso all’interno della chiesa. Poi gli abbracci ai familiari fino a quando il feretro non viene caricato sul carro funebre verso la cremazione. Il rispetto, ieri pomeriggio, è stato il leitmotiv di un funerale, che ha aggregato uno spaccato della città. Un medico che ha saputo unire intere generazioni di chi lo ammirava come professionista e di chi lo stimava come uomo. Sulle cause della morte, come ha riferito lo stesso parroco, non si sa molto. Il corpo, dopo le ricerche, è stato ritrovato vicino agli scogli. Ma, al di là di tutto, resta il dolore per la scomparsa di chi ha sempre pensato prima agli altri che a se stesso.







