AGORDO (BELLUNO) - Batte già nel petto di un paziente pugliese il cuore di Renato Bulf, il medico 48enne ucciso da un'emorragia cerebrale dopo un'agonia durata 11 giorni: la volontà della famiglia di donare gli organi del congiunto, è stata annunciata da monsignor Cesare Larese nel corso della messa funebre celebrata ieri ad Agordo.
La sua professione era prestare le prime cure ai pazienti del pronto soccorso dell'ospedale di Agordo, e proprio sul posto di lavoro, nel pomeriggio del primo agosto scorso, aveva accusato un malore improvviso con conseguente ricovero all'ospedale di Treviso. Con tutta probabilità un'emorragia celebrale è stata la causa della morte del noto e stimato medico agordino, che per undici giorni ha lottato inutilmente contro la morte. Immenso e profondo il dolore della comunità agordina che conosceva bene le doti professionali e soprattutto umane del medico di origine agordina, ma da tempo residente a Belluno. Alla notizia della scomparsa ad Agordo è calata un'atmosfera di tristezza e incredulità per una vita finita troppo presto, e ieri la chiesa di Agordo era gremita fino all'inverosimile per l'ultimo saluto. C'erano i vertici dell'Ulss con il commissario Giuseppe Dal Ben, i colleghi del pronto soccorso dell'ospedale di Agordo, questi ultimi presenti dietro l'altare sul presbiterio, mentre gli infermieri hanno accompagnato il feretro in chiesa, in un atmosfera di profonda commozione e di una comunità che si è stretta intorno al dolore della famiglia.







