Impegnata nelle scorse settimane nei pride in giro per l’Italia, purtroppo e ancora una volta sommersi da attacchi social e non solo, Natascia Maesi, presidente di Arcigay, l’associazione LGBTQIA+ più grande d’Europa con circa 45mila soci, da tempo si occupa anche di temi sportivi. "Il dibattito sulle persone transgender e intersex è all’ordine del giorno – spiega – ma non c’è solo la questione dello sport agonistico, c’è anche quella degli spazi".

Che cosa intende?

"La discriminazione esiste dalla notte dei tempi anche nei gruppi sportivi amatoriali. Parlo degli spogliatoi, intesi come spazio fisico e spazio sociale: i dati che riguardano le persone transgender sono inquietanti".

Parla di abbandono sportivo?

"Esatto. Già l’abbandono dell’attività sportiva nei giovani è un fenomeno in aumento, per il quale bisognerebbe trovare misure di contrasto. Se parliamo di persone trans però il dato è spaventoso: il 90% di loro rinuncia a fare sport, soprattutto di squadra. Perché sono vittima di bullismo, ma anche perché docce e spogliatoi non rispettano la loro privacy".