Atleta paralimpica e prima donna transgender italiana ai Giochi, nel mese del Pride racconta il suo percorso tra sport, identità e diritti. Dalla sindrome di Stargardt alla transizione di genere, la sua storia si intreccia con regolamenti sempre più restrittivi: "Lo sport mi ha salvata ma non mi ha accolta. Le persone trans senza una disabilità oggi non possono gareggiare". Sul suo percorso afferma: "Ho perso il privilegio maschile, preferisco essere una donna più lenta ma felice"

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