di Andrea Spinelli
Una capanna, una tavola da surf, un chitarrino. Alessandro Mannarino assicura che “Primo Amore”, l’album con cui si presenta questa sera a Pratolino, sul palco del Musart Festival a Villa Demidoff, il 15 a Pisa su quello Summer Knights in Piazza dei Cavalieri e il 1° agosto ad Assisi su quello di Suoni Controvento alla Rocca Maggiore, è nato lontano da tutto a Panama, “sull’isoletta Carenero, dove sono rimasto da solo per un paio di mesi”. Il tempo necessario per ritrovarsi.
Mannarino, cos’era successo? "A gennaio 2020 avevo suonato alla ‘Curieuse Nocturne’ al Museo d’Orsay di Parigi, davanti a cinquemila persone: c’era entusiasmo, avevamo annunciato il tour e il futuro sembrava pieno di promesse, soprattutto per il disco a cui stavo lavorando. Poi è arrivata la pandemia. Ho finito di lavorarci nel 2021, in condizioni del tutto anomale, con la sensazione che l’album avesse un’anima e una filosofia molto più luminose di quelle che le registrazioni quasi carbonare di quei mesi fossero riuscite a tirargli fuori".
Quindi? "Mi sono così trovato ad affrontare una crisi personale ed esistenziale, ma anche a mettere in discussione il mio percorso artistico. Ed è proprio da lì che hanno preso forma le basi di questo nuovo disco".







