La Spezia – La Peste suina africana continua a interessare la Val di Vara. L'ultimo aggiornamento dell'Istituto zooprofilattico sperimentale, pubblicato il 21 giugno, registra un nuovo caso a Rocchetta Vara, dove è stata rinvenuta una carcassa di cinghiale positiva al virus. Il comune sale così a 14 casi complessivi, confermandosi il Comune spezzino con il maggior numero di animali positivi. Il totale in Liguria raggiunge quota 1.345 positività, su 2.168 registrate complessivamente tra Liguria e Piemonte. In questo contesto, la provincia della Spezia resta una delle aree più esposte lungo la dorsale appenninica. «Dire che la situazione è contenuta è un azzardo - spiega il direttore della Sanità animale di Asl5, Lucio Fé -. La malattia è estremamente diffusa». Guardando la grafica della distribuzione dei casi, è chiara una geografia precisa: «Se consideriamo la provincia vediamo una divisione in due settori: i comuni al confine con Genova e quelli più vicini alla dorsale dell'Appennino. È lì che sono concentrati quasi tutti i casi». Gli animali positivi fino ad oggi sono stati trovati a Sesta Godano, Zignago, Rocchetta Vara, Deiva Marina, Bolano, Beverino, Brugnato e Calice. Diversa, almeno per ora, la situazione lungo la costa: «Tra Levanto, Spezia e Carrara non sono stati rilevati casi, ma questa zona rientra comunque in quella di restrizione 2». Le limitazioni restano quindi in vigore in tutta la provincia. «Non si possono trasportare fuori dalla zona animali vivi suscettibili alla malattia, sottoprodotti o prodotti derivati dalle carni. Il virus è resistente e può essere trasportato anche con le gomme delle auto, con le suole delle scarpe o con materiali venuti a contatto con ambienti contaminati». L'assenza di casi sul litorale non autorizza ad abbassare la guardia: «l’attenzione deve rimanere alta», avverte Fè. «La parte costiera sta diventando una sorta di enclave dove oggi non ci sono positività, ma questo non significa che la malattia non arriverà. Mancano barriere naturali in grado di limitarne la diffusione e tra quattro o cinque mesi la situazione potrebbe essere diversa». L'attività di monitoraggio prosegue. Nel dicembre 2024 è stato trovato il primo caso positivo a Sesta, poi, nel 2025, sono stati effettuati 1.809 campionamenti nell'area di competenza di Asl 5. Nei primi sei mesi del 2026 sono già 1.116. «A fronte di questi controlli abbiamo riscontrato la malattia in 8 comuni per un totale di 52 animali positivi». Fondamentale anche la ricerca attiva delle carcasse. «Più a lungo un animale infetto resta nell'ambiente, maggiore è la probabilità che altri cinghiali si contagino». Per quanto riguarda la caccia, Asl 5 attende nuove indicazioni ministeriali. «È uno strumento essenziale, ma deve essere utilizzato con criteri selettivi».