La propaganda del Cremlino non passa soltanto dalle televisioni o dalle piattaforme digitali. Può circolare anche attraverso un semplice sito internet, gratuito e gestito senza alcun fine di lucro. E anche in questo caso il divieto europeo si applica integralmente.

Lo ha chiarito la Corte di giustizia dell’Unione europea, che giovedì ha precisato la portata delle sanzioni adottate dall’Unione europea contro Russia Today (RT) dopo l’invasione dell’Ucraina. La sentenza nasce da un procedimento penale in Germania nei confronti di tre persone accusate di aver ripubblicato, su un sito internet liberamente accessibile, video provenienti da RT Germany. Secondo i giudici di Lussemburgo, il divieto di diffondere i contenuti dell’emittente controllata dal Cremlino non riguarda soltanto gli operatori professionali dell’informazione. Si estende invece a «qualsiasi persona responsabile, direttamente o indirettamente, della messa a disposizione dei contenuti vietati», anche nell’ambito di attività non economiche e indipendentemente dalla portata o dalla durata della diffusione. Una lettura estensiva che, secondo la Corte, è necessaria per impedire la propaganda russa e tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dell’Unione.