CHIOGGIA (VENEZIA) - Giovedì sera un’altra persona è stata trovata deceduta in casa, a Chioggia, in centro Storico, in Calle Boegani. Si tratta di Attilio Penzo, 80 anni, un artista eclettico, una persona dolce e generosa che negli ultimi anni aveva cercato di far perdere le proprie tracce. È stato trovato in casa, deceduto forse da più di una settimana, attorniato da tante cose che avevano per lui un profondo significato, che aveva raccolto per anni e che costituivano tasselli per la realizzazione delle proprie opere.

Artista eclettico Nato nel 1946, aveva svolto la professione di barelliere presso l’ospedale di Chioggia, conservando e sviluppando la passione per la fotografia e per l’arte. Contribuì a fondare, con altri quattro artisti, lo Studio G5 nella zona di Vigo, un’area che allora veniva paragonata a una piccola Montmartre per il numero di artisti che esponevano e per il pullulare di gallerie e centri culturali. Vinse molti premi in giovane età. Lo stile iperrealista fu quello con cui si espresse fino agli anni ‘80: sua la deposizione collocata nel Santuario della Madonna della Navicella, opera che venne molto discussa per l’età attribuita alla Madonna, iconograficamente ben diversa da come la Madre del Cristo viene solitamente rappresentata. Lasciò il percorso iperrealista per dedicarsi a un’arte materica in cui le installazioni sono frutto di raccolta di materiali di risulta. Cose trovate per strada, cose gettate, cose recuperate che lo hanno ispirato e con cui ha riempito la casa, in vista di un utilizzo artistico, esprimendo critica per i lati negativi della società attuale. Anche ad Adria sono in molti che si ricordano ancora di lui. Qui visse nella prima decade degli anni 2000, nella maestosa Villa Papadopoli che venne messa a sua completa disposizione dalla famiglia proprietaria del vicino autodromo. Gli venne dato l’incarico di decorarla a suo piacere, e così Attilio fece, riempiendo quattordici stanze di vari assemblaggi. In quel periodo furono in molti a dedicarsi alle sue espressioni artistiche e a raccontarle in riviste e articoli. Lui stesso scrisse opere che riguardavano la sua arte. Gino Paoli, senza fine: dall'infanzia ferita dalla guerra alla nascita del mito nella Genova dei musicistiArte anti-consumismo Tornato a Chioggia visse prima in Calle Ponte Caneva, trasferendosi poi in Calle Boegani, dove il suo corpo è stato trovato, tra tutte le cose che lui raccoglieva per dargli una nuova vita, denunciando consumismo e sfruttamento. Attilio di ogni cosa che raccoglieva sapeva spiegarne il motivo, il percorso artistico con cui l'avrebbe impiegata. Un lato che in molti non hanno capito pienamente e che lo faceva sentire non compreso. Per le sue installazioni non usava solo materiali di recupero. Comprava molti libri per arricchire le sue opere e capitava che li regalasse a chi veniva catturato da un titolo. Era dotato di enorme talento ma non commercializzava la propria arte, preferiva donarla. Sposato, si era separato ormai da tempo. Aveva una figlia con cui i rapporti erano molto saltuari. La sua passione, la sua arte, il suo raccogliere cose per trasformare in opera d’arte la quotidianità, sembra fossero state motivo di allontanamento. «Era molto religioso - ci dice Dario Ballarin, un artista che gli era molto legato - andava alla prima Messa del mattino ai Salesiani, poi si chiudeva in casa ed era impossibile incrociarlo. Conduceva una vita molto riservata». In tanti si chiedevano che fine avesse fatto: le tragiche circostanze del suo ritrovamento hanno tristemente riacceso il faro sul riservato artista.