Massime sopra i 40°C, notti tropicali, zanzare anche sopra i duemila metri. Ma c’è ancora chi dice: «È l’estate». Come si replica ai negazionisti del cambiamento climatico? «Con i dati. Punto». Non ha dubbi Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e autore di Breve storia del clima in Italia (Einaudi).
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I negazionisti ne mettono però in dubbio l’attendibilità…«Guardi, in Europa abbiamo un’eccellenza di ricerca e monitoraggio sul clima, il servizio Copernicus, che con i suoi satelliti osserva costantemente le temperature dei continenti e degli oceani, l’estensione dei ghiacci polari e montani, l’attività della vegetazione e gli incendi boschivi. In Italia abbiamo Ispra, le Arpa regionali, il Cnr e il Centro Euromediterraneo cambiamenti climatici. E i numeri dicono che dall’epoca pre-industriale la temperatura media in Europa è salita di 2,5°, quasi il doppio del resto del Mondo. Sembra poco ma basta e avanza a scatenare eventi catastrofici. Se imparassimo a diffondere di più questi dati completi, autorevoli, aggiornati, invece che mille chiacchiere basate su opinioni personali, impressioni fallaci o, peggio, secondi fini politico-economici, tutto sarebbe più chiaro ed impedirebbe di ricominciare sempre dal dibattito di Annibale, che attraversò le Alpi oltre duemila anni fa con gli elefanti, peraltro non al caldo ma tra neve e ghiaccio». Anche il nostro Mediterraneo è rovente. Questo come incide poi sugli eventi climatici?«Il Mediterraneo, che sale di 4,5 millimetri l’anno, è un mare piccolo con una stretta comunicazione con le acque dell’Atlantico, quindi si scalda più rapidamente anche per via della vicinanza al Nord Africa, con i caldissimi anticicloni che stazionano sul deserto del Sahara. Immagazzina così molta energia e produce più evaporazione dell’acqua, ingredienti per fenomeni estremi amplificati. Se prima avevamo un’alluvione ogni 100 anni, ora ne passano 10. E se te la becchi a casa tua, come sanno bene emiliani e romagnoli, ti cambia la vita».











