ÉCÔNE. «Tu vuoi salvare la tua anima?». Il seminarista Giorgio Maria, 24 anni da Forlì, ha il trolley pronto. Sta per tornare in Italia dopo il sesto anno di studi. «Un anno di spiritualità in Francia, due di filosofia e tre di teologia qui a Écône. Mi riposo qualche giorno. Poi andrò dove il Signore mi chiamerà a servirlo». Stanno distribuendo muffin ai mirtilli. Tutti riordinano dopo la grande festa di mercoledì. «Noi vogliamo salvare le nostre anime e per farlo dobbiamo rimanere fedeli alla fede» dice Giorgio Maria, mentre aspetta altri due seminaristi italiani con cui condividerà il viaggio in auto. Il convento della Fraternità San Pio X sta sul costone basso della montagna, in mezzo alle vigne. Se guardi in giù, vedi una spianata di grandi magazzini, il fiume Rodano, l’autostrada, la città di Martigny, il cantone Vallese, la Svizzera. Questa è la casa dei lefebvriani, gli ultra cattolici. Quelli che hanno appena ordinato quattro nuovi vescovi a dispetto di Papa Leone XIV. Quelli scomunicati.

«Era la nostra scelta fin dall’inizio. Quello che è successo non arriva come una sorpresa, è il coronamento delle nostre decisioni», dice il seminarista Giorgio Maria. «Non ci trovo niente di scandaloso, niente di oltranzista. Visto che le gerarchie ecclesiastiche non salvaguardano la fede, allora la situazione straordinaria richiede mezzi straordinari». Cosa non va nella Chiesa di Roma? «Sono le nostre azioni che parlano di noi. Cosa fa la chiesa oggi? Quali sono i vescovi che nomina? Quali sono i soggetti che ha a cuore? Il nostro superiore generale ha chiesto più volte al Papa un incontro personale, ma non gli è mai stato accordato. Mentre altre persone hanno accesso diretto al Papa e alla curia vaticana. Ecco la differenza fra i fatti e le parole. Quando si tratta di salvaguardare la fede, subito arriva la chiusura della Chiesa di Roma. Le azioni denotano priorità diverse da quelle che dovrebbe avere da sempre. La chiesa è prima di tutto il corpo mistico di nostro signore».