«Colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione». Esordisce così l’ultimo accorato appello di Papa Leone XIV ai lefebvriani, reso noto alla vigilia di un possibile scisma, un nuovo strappo a 38 anni di distanza dalla prima volta.
Protagonisti di queste ore sono gli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (Fsspx): 720 sacerdoti, circa 700 chiese, e quasi mezzo milione di fedeli in tutto il mondo.
Da un lato, il Pontefice che chiede di fermarsi, dall’altro la volontà dei lefebvriani di procedere sulla strada delle ordinazioni episcopali che dovrebbero tenersi domani a Ecône, in Svizzera.
Dal 1970 contro le tendenze «neo-moderniste e neo-protestanti» del Concilio Vaticano II
Nata nel 1970, per volontà di monsignor Marcel Lefebvre, Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo che aveva preso parte al Concilio Vaticano II, «in risposta alle pressanti richieste da parte di alcuni giovani, che chiedevano una formazione sacerdotale tradizionale» - come si legge nella storia della Fraternità, che oggi si definisce «una società di sacerdoti cattolici con lo scopo essenziale di formare santi sacerdoti» - prende forma la Fsspx, una società di vita comune senza voti sull’esempio delle Società delle Missioni Estere.












