Come sempre quando c’è di mezzo Donald Trump la premier italiana, come del resto tutti i suoi colleghi europei, si prepara a un vertice senza sapere quale sarà il quadro reale, cioè quanto aggressivo e battagliero sarà il presidente. Per lei c’è un motivo di incertezza in più: incontrerà per la prima volta l’ex amico del cuore dopo le sberle che i due si sono scambiati di ritorno dal G7 di Evian. Un incontro bilaterale non è previsto e forse in questo momento non sarebbe neppure consigliabile ma le occasioni di incrociarsi non mancheranno e, con un tipo simile, è una situazione potenzialmente esplosiva.
Ieri Meloni si è sentita al telefono con Erdogan, per fare il punto su uno dei temi all’ordine del giorno a cui l’Italia tiene particolarmente. La minaccia che grava sull’Europa sul «Fianco sud». Secondo la premier, equivale a quella che potrebbe arrivare da est. Le truppe russe e i poveracci sui barconi per lei pari sono. Pare che su questo piano lei e il turco si siano intesi perfettamente.
Poi c’è l’Ucraina e qui l’Italia ha dovuto arrendersi. Il vertice deciderà uno stanziamento di 140 miliardi nel biennio 2026-27 per aiuti non solo militari, e l’Italia, giurano a palazzo Chigi, intende concentrarsi sul sostegno civile. Dal conto vanno sottratti i 60 miliardi di aiuti europei già stanziati. L’Italia aveva chiesto di procedere come fatto sinora, decidendo gli stanziamenti anno per anno, «anche per dare un possibilità in più a una soluzione pacifica» prima della scadenza. Si è trovata in minoranza ed è passato lo stanziamento biennale.









