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Il grande funerale di Ali Khamenei, che inizierà sabato in Iran, sarà il secondo di una Guida Suprema, la massima carica politica e religiosa del regime. Il primo fu quello di Ruhollah Khomeini, il fondatore della repubblica islamica e il mitizzato artefice della rivoluzione del 1979, nonché il predecessore di Khamenei. Fu un evento storico ed enorme, in cui molte cose non andarono come previsto.

Il funerale di Khomeini si tenne il 6 giugno del 1989 a Teheran, e fu un evento partecipatissimo e caotico. Tuttora è il funerale a cui hanno partecipato più persone in relazione alla popolazione di uno stato: più di 10 milioni, circa un sesto della popolazione iraniana dell’epoca. In questi giorni il sindaco di Teheran, Alireza Zakani, ha sostenuto che al funerale di Khamenei sono attese 20 milioni di persone.

Khomeini era morto il 3 giugno di infarto, 11 giorni dopo essere stato ricoverato in ospedale per un’operazione all’intestino. Aveva 86 anni. Nei giorni successivi la bara fu esposta in una teca di vetro refrigerata posizionata sulla spianata davanti alla Grande Moschea di Teheran, in modo che i sostenitori potessero andare a rendergli omaggio.

Il 6 giugno faceva caldo – c’erano circa 33 °C – e vennero usati i camion dei pompieri di Teheran per cercare di refrigerare la folla che si era radunata sulla piazza. I presenti si battevano il petto e la testa, come si usa nell’Islam sciita per esprimere dolore. L’inviato del New York Times John Kifner scrisse che, malgrado i cori propagandistici di «morte all’America», gli iraniani furono amichevoli coi giornalisti stranieri perché grati che fossero venuti a raccontare il funerale.