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Tra aprile e giugno il gruppo editoriale Springer Nature, che pubblica Nature e altre autorevoli riviste scientifiche, ha avviato indagini sull’affidabilità dei dati di cinque suoi articoli usciti tra il 2020 e il 2026 e scritti da gruppi di ricerca cinesi. Anche le università cinesi coinvolte, tra le più prolifiche al mondo per volume di pubblicazioni, hanno avviato indagini interne. Alcune hanno già accertato la falsificazione dei dati contestati, licenziato i ricercatori responsabili degli studi e rimosso o declassato i presidi di istituti e facoltà incaricati della revisione degli articoli.
A stimolare le indagini erano stati i video di un giovane divulgatore, Geng Hongwei, autore di un canale da 2,2 milioni di follower sul social media cinese Bilibili, la principale piattaforma di streaming del sudest asiatico. I suoi video si occupano di notizie e nuove scoperte in ambito biomedico, spiegate con meme, fumetti e un linguaggio comprensibile per il pubblico generalista. Di lui hanno scritto giornali internazionali e riviste scientifiche, tra cui Science e la stessa Nature, descrivendolo come «un alleato inaspettato» nel contrasto al problema dilagante delle frodi scientifiche, diffuso in tutti i paesi ma diventato molto evidente soprattutto nella ricerca cinese.








