Il governo tedesco ha presentato un ricco pacchetto di riforme in 34 punti che dovrebbe rimettere in moto l’economia. “Oggi dobbiamo dire che non possiamo più permetterci tutto, dobbiamo limitare alcune cose e fare qualcosa se vogliamo mantenere il benessere”, ha riassunto il Cancelliere Friedrich Merz. La mossa era ritenuta indispensabile anche per il futuro stesso della coalizione, la cui popolarità è in discesa.

Il primo caposaldo di intervento è la riforma fiscale. L’aliquota marginale massima, semplificata come “imposta sui ricchi”, dovrebbe aumentare dal prossimo gennaio dal 42% al 45% per i redditi da 250mila euro annui e salire al 47% per i redditi superiori a 280mila euro. Servirà per finanziare 10 miliardi di sgravi fiscali ai redditi medio-bassi, attraverso l’aumento di franchigie (di base e per i figli a carico), dell’assegno per i figli, la crescita della deduzione forfettaria per i lavoratori dipendenti. Una famiglia di quattro persone con un reddito imponibile complessivo di 60.000 euro beneficerà, secondo le stime governative, di un alleggerimento fiscale fino a 600 euro l’anno. Non vi saranno invece aumenti delle imposte di successione o sul patrimonio.

Per Tino Chupalla (AfD) una manovra di facciata, perché il governo al contempo aumenta l’assicurazione malattie e di previdenza sociale. La deducibilità fiscale delle prestazioni artigianali sarà ridotta dal 20% al 15% e anche l’imposta forfettaria sui “mini-job” (occupazioni con un guadagno non superiore a 603 euro al mese, o una durata lavorativa massima di 70 giorni all’anno) sarà portata dal 2 al 5% e solo gli studenti non dovranno versare contributi previdenziali. Pure per Franziska Brantner (Verdi) la riforma così è insufficiente: mancano imposte sui giganti industriali e sui guadagni in cripto-valute e non affronta le principali iniquità. Tanja Gönner, consigliera delegata dell’Associazione federale dell’Industria tedesca, lamenta invece che non ci siano sgravi per le società di persone, che verranno colpite dagli aumenti.