Il problema Sollicciano

Primo mese a 1 €

Una immagine di archivio di turisti a Firenze

Firenze, 3 luglio 2026 - Turisti in centro ce ne sono, ma meno rispetto allo scorso anno e, soprattutto, spendono sempre meno. È la fotografia che emerge a Firenze all'inizio di luglio, con negozi e ristoranti che avvertono un cambiamento nelle abitudini dei visitatori. A pesare, secondo gli operatori, è la crescita di un turismo sempre più orientato al risparmio, che riduce al minimo le spese per ristorazione e commercio locale privilegiando supermercati e appartamenti turistici. "È il frutto del turismo del selfie", sintetizza Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Firenze. "Persone che vogliono visitare una città straordinaria come Firenze, ma hanno un budget limitato. Per risparmiare si dividono l'alloggio in sette o otto persone, fanno la spesa al supermercato, prendono un caffè e si siedono in cinque allo stesso tavolino. Non usufruiscono del modello di accoglienza su cui si fonda Firenze, fatto di ristoranti, botteghe e artigiani". Secondo Cursano il problema non è il turismo popolare in sé, ma il disequilibrio che si sta creando. "Non abbiamo nulla contro una città che offre sia il ristorante stellato sia il chiosco che vende un panino. Ma Firenze vive di un sistema economico costruito sulla qualità dell'accoglienza. I turisti andrebbero pesati, non contati. Un turismo che spende poco finisce per allontanare quello disposto a investire di più nell'esperienza della città". Un fenomeno che, aggiunge, è sempre più visibile anche nelle strade del centro storico. "Ci troviamo a vedere persone sedute sui marciapiedi a mangiare quello acquistato nei supermercati, con code davanti ai punti vendita della grande distribuzione". Un'impressione condivisa anche da Riccardo Bartoloni, titolare della trattoria Antellesi e presidente del Centro commerciale naturale di piazza Madonna degli Aldobrandini. "Il turismo si sta stratificando. Da una parte c'è una clientela elitaria che frequenta alberghi e ristoranti di lusso, dall'altra ci sono visitatori che scelgono appartamenti, cucinano in casa oppure acquistano cibo nei supermercati e mangiano all'aperto. Hanno un budget preciso: una parte è destinata al pernottamento, una ai musei e con quello che resta devono coprire i pasti". Per le attività del centro la differenza rispetto al passato è evidente soprattutto in questa fase della stagione. "Quando i flussi sono molto elevati – osserva Bartoloni – si riesce comunque a lavorare. Quest'anno, però, i turisti sono meno rispetto all'estate scorsa e gli effetti di questa minore capacità di spesa si avvertono con maggiore forza". Una situazione che alimenta la preoccupazione degli operatori, convinti che il futuro del turismo fiorentino passi non solo dal numero degli arrivi, ma anche dalla qualità della domanda e dalla capacità dei visitatori di sostenere il tessuto economico della città.