Da qualche mese esiste un verbo nuovo nel vocabolario dei neologismi israeliani, tra quelli coniati dall’inizio del genocidio a Gaza. Il verbo è «zarbivare» e significa radere al suolo, distruggere come a Gaza. Viene da un nome proprio, quello del rabbino Avraham Zarbiv, autopromossa star del genocidio. Zarbiv ha 54 anni, è giudice del tribunale rabbinico nella regione della colonia di Ariel e presidente dell’accademia militare dell’insediamento di Beit El. È anche stato in servizio come operatore di bulldozer Caterpillar D9 a Gaza per più di 500 giorni dall’ottobre 2023. Durante il genocidio in corso, i D9 operati da Zabriv sono stati (e sono) usati per distruggere migliaia abitazioni palestinesi nella Striscia di Gaza, ma anche di ospedali, fabbriche, coltivazioni di ulivi e aranci, cimiteri e siti archeologici: da qui il significato del verbo che porta il suo nome.Zarbiv è diventato una vera e propria icona della distruzione, con i suoi video sui social in cui si inquadra all’interno dell’abitacolo – ermeticamente chiuso, insonorizzato e provvisto di aria condizionata – mentre guida il suo bulldozer, oppure mentre mostra le macerie delle case, vite distrutte, a lavoro svolto, commentando con soddisfazione. «È diventato una celebrità del web, apparendo in programmi televisivi e rilasciando interviste, e vanta un ampio seguito di ammiratori», spiega Yair Dvir, portavoce della Ong Israeliana B’Tselem: «È famoso perché ha sempre celebrato e si è vantato della distruzione sistematica delle abitazioni a Gaza; secondo quanto ha dichiarato lui stesso, ha distrutto personalmente circa 50 case alla settimana. Questa celebrazione della distruzione, l’orgoglio provato nel demolire case civili e cancellare interi villaggi, rappresenta il culmine della disumanizzazione dei palestinesi e serve da prova che non si tratta semplicemente di una guerra, ma di una distruzione sistematica della popolazione civile».Più di recente i video di Zarbiv e il suo D9 hanno cambiato ambientazione, approdando anche nel Sud del Libano. Sempre con lo stesso successo. Tanto che lo scorso 21 aprile, giorno dell’Indipendenza israeliana, il rabbino-colono (il cui solo cortile di casa giace su 400 metri quadri di terra palestinese da lui occupata) è stato scelto per accendere una delle torce della cerimonia più importante dell’anno: «La Cerimonia nazionale di accensione della Torcia è l’evento attraverso cui lo Stato seleziona i cittadini da onorare in modo particolare, presentandoli come modelli di comportamento civico per l’intera nazione», spieha Dvir. È per questo che «la scelta di Zarbiv è una chiara dichiarazione dello Stato di Israele ai propri cittadini e al mondo: che il genocidio, la pulizia etnica e la distruzione sono i nostri valori e la nostra fonte di orgoglio».Anche senza Zabriv, il D9 è così amato e famoso in Israele da essersi meritato perfino un affettuoso soprannome: “Doobi,” che in ebraico significa “orsacchiotto”. Se la sua altezza, pari a quella di un bus a due piani, e la stazza di 54 tonnellate (quasi quanto un carro armato Abrams M1) non bastano, una volta arrivati in Israele i D9 subiscono modifiche per aumentarne resistenza e letalità: l’installazione di vetri antiproiettile, ma anche l’aggiunta di mitragliatrici e lanciarazzi. Di recente si è aggiunto alla famiglia anche un cugino più grande e al passo con i tempi: il “panda,” modificato per essere automatizzato e non richiedere più nemmeno la presenza un operatore umano.L’impiego dei D9 non è una pratica nuova in Israele. Usatissimi già nelle precedenti guerre a Gaza, per esempio nel 2008 o nel 2014, sono comuni anche in Cisgiordania: secondo il presidente della Israeli committee against house demolitions, dal 1967 al 2021 sono state demolite più di 55.000 case nei territori palestinesi. Le immagini dei D9 che sventrano case, strade, tubature dell’acqua a Tulkarem e Jenin a giugno 2025 sono entrate nell’immaginario comune, e per chi vive in Cisgiordania, specie nei territori occupati, le demolizioni effettuate con i Caterpillar – ma anche con bulldozer Volvo, JCB o Hyundai – sono letteralmente all’ordine del giorno (1.300 solo nel 2025 secondo i dati Ocha).Anche la complicità internazionale è un fattore chiave: nella maggior parte dei casi, oltre a venire prodotti fisicamente negli Stati Uniti, i D9 sono anche acquistati e spediti in Israele dal governo americano, che li fornisce a Israele dagli anni ’50.Il valore di Caterpillar, la casa produttrice, si aggira attualmente attorno ai 165 miliardi di dollari. L’azienda rifiuta ufficialmente ogni responsabilità, affermando di non disporre di «alcun mezzo pratico o diritto legale di sapere come vengono usati i prodotti dopo averli venduti». In realtà non è proprio così. Grazie alla tecnologia telematica VisionLink, i macchinari di Caterpillar possono essere monitorati da remoto in qualsiasi momento, anche da spenti. Nel 2022, per esempio, dopo che l’esercito russo aveva rubato 27 bulldozer di Caterpillar in Ucraina, il rivenditore li ha disattivati rendendoli inutilizzabili. Dimostrando di poter intervenire in questo modo, se si sceglie di farlo. Nel frattempo i D9 avanzano a Nord, spingendosi sempre più a fondo in territorio libanese, in direzione di quella periferia Sud di Beirut che il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir vorrebbe «radere al suolo,» dopo aver già terminato il lavoro in diversi villaggi più vicini al confine. Al posto di guida soggetti come Zabriv, pronti a continuare la loro opera di distruzione in nome della Grande Israele e tornare a casa da eroi.