Con la sentenza depositata oggi la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del duro impianto sanzionatorio introdotto dal decreto Cutro. Secondo i giudici le pene fino a 30 anni contro scafisti e trafficanti che causano la morte di migranti non sono sproporzionate. Esultano FdI e Lega.

Non sono illegittime le pene per il reato di morte o lesioni di migranti previste dal decreto Cutro. La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del severo impianto sanzionatorio introdotto dal provvedimento nel 2023 per punire i casi più gravi di traffico di migranti.

Con la sentenza n. 120, depositata oggi, i giudici hanno stabilito che non è costituzionalmente illegittima la pena prevista per il reato di morte o lesioni come conseguenza del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, respingendo le questioni di legittimità sollevate dal Gup del Tribunale di Siracusa in un procedimento penale riguardante il trasporto via mare di trentaquattro migranti. Il caso nasce da una drammatica traversata del Mediterraneo. In seguito alla collisione tra l'imbarcazione con a bordo i migranti e una motovedetta intervenuta per prestare soccorso, tre persone erano decedute e altre dieci erano rimaste ferite. Nel procedimento penale, il giudice aveva messo in dubbio la proporzionalità dell'articolo 12-bis del Testo unico sull'immigrazione, introdotto nel 2023 dopo il naufragio di Cutro. La norma stabilisce la reclusione da venti a trenta anni quando il favoreggiamento dell'ingresso irregolare provoca, come conseguenza non voluta, la morte di più persone oppure la morte di una persona accompagnata da lesioni gravi o gravissime ad altre.