L’Italia si affaccia ai fatidici anni trenta del ventunesimo secolo con aree di debolezza gravi che richiedono interventi urgenti per non rimanere tagliata fuori dalla concorrenza internazionale. Non solo dai grandi concorrenti come Stati Uniti e Cina, ma anche da quelli meno avanzati, che tuttavia manifestano un dinamismo superiore al nostro, come la Spagna o la Polonia. Arretratezze e lentezze producono una zavorra, che appesantisce la nave causando ritardi e oneri superiori a quelli dei concorrenti.Alcune criticità possono trovare parziale risposta sostenendo costi più elevati, e quindi perdendo capacità di autofinanziamento competitività, ma vi sono le falle nello scafo che provocano perdite di risorse non superabili nell’immediato.Sono carenze risolvibili solo con politiche lungimiranti che richiedono tempo per dare i risultati. In altre parole, occorre mettere le mani con urgenza al funzionamento strutturale del nostro sistema.Indice degli argomenti

Energia e AI nel gap dell’innovazione italianaData center e domanda elettricaReti, autorizzazioni e lentezza burocratica nel divario italianoNIMBY, NIMTOO e nodo regionale delle rinnovabiliMercato unico digitale, cloud e AI nella zavorra europeaVenture capital e prima falla dell’innovazione italianaCapitale umano, STEM e AI nella seconda falla italianaLaureati STEM e crisi demograficaBrain drain e mismatch delle competenze AINoteEnergia e AI nel gap dell’innovazione italianaIl mercato è in fermento nei settori innovativi, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture, all’energia, ma l’Italia corre in salita. Il gruppo di grafici nella figura 1 mostra che nel confronto con i maggiori concorrenti europei e con gli Stati Uniti, siamo sempre al primo o secondo posto per livello dei prezzi. Nell’elettricità domestica l’Italia è seconda di poco solo alla Germania, nell’elettricità industriale è di poco seconda al Regno Unito, nel gas naturale per le famiglie l’Italia segue la Francia, che ha molta più elettricità rispetto al gas nel portafoglio delle famiglie, e infine nella benzina alla pompa l’Italia è il paese con i prezzi più elevati.1A parità dei poteri d’acquisto, la posizione dell’Italia peggiorerebbe ancora, dimostrando una difficoltà assai pesante per un paese che, con la Germania, mantiene una posizione leader nella trasformazione industriale.L’incidenza dell’elettricità per unità di prodotto, scesa per decenni, nelle aree a maggiore sviluppo tecnologico sta manifestando una stabilità o addirittura una risalita per effetto del consumo per i data center e per i modelli AI.Figura 1. Prezzi dell’energia dell’Italia rispetto ai concorrenti europei e agli Stati Uniti.Data center e domanda elettricaNegli Stati Uniti l’intensità elettrica sta risalendo perché i data center crescono assai più del PIL. Nel Regno Unito e in Italia continua a scendere perché quel nuovo carico è ancora troppo piccolo per controbilanciare maggiore efficienza e deindustrializzazione. In altri termini: l’AI fa risalire l’intensità elettrica dove la si costruisce massicciamente, come negli Stati Uniti, che attraggono e ospitano il computing, mentre l’Europa lo importa come servizio.E’ un circolo vizioso che si autoalimenta: l’energia europea eccessivamente costosa scoraggia l’insediamento di data center e ciò mantiene bassa la domanda elettrica europea: potrebbe apparire virtuosa un’intensità elettrica calante, ma in realtà il calo segnala che AI si trova altrove.Reti, autorizzazioni e lentezza burocratica nel divario italianoLe discontinuità e inadeguatezze dell’infrastruttura di trasmissione e distribuzione elettrica in Europa costituiscono una perdita per l’Europa, poiché non consentono di utilizzare l’intera potenza resa disponibile dal parte del parco delle energie rinnovabili2.Oltre all’impatto negativo di un’infrastruttura di distribuzione e stoccaggio inadeguata, l’Italia è attanagliata da una lentezza burocratica derivante dalla sovrapposizione di competenze e dalla lentezza burocratica. Nella figura 2 si vede quale sia il lag medio nei tempi di autorizzazione dell’Italia rispetto a due competitor europei.Figura 2. Tempi medi di autorizzazione degli impianti eolici e fotovoltaici in Italia, Spagna, Germania.NIMBY, NIMTOO e nodo regionale delle rinnovabiliIl decreto correttivo 178/2025 e la piattaforma SUER rappresentano i primi tentativi di colmare il divario, ma l’implementazione a livello regionale resta il vero ostacolo strutturale, dove a fianco della frammentazione regionale si accumula un arretrato di migliaia di pratiche.L’articolazione delle autorizzazioni a livello territoriale produce una pervasiva sindrome NIMBY (non nel mio territorio) alimentata dalla NIMTOO (non durante il mio mandato). La riscoperta del nucleare da parte del governo Meloni sembra suggerita dalla sindrome NIMTOO, che ha un orizzonte temporale e spaziale del tutto diverso da NIMBY.Quest’ultima scatta quando la localizzazione dell’impianto o dell’infrastruttura entra nell’orizzonte di attenzione dell’elettorato locale interessato, che manifesta la sua opposizione alla costruzione, mentre NIMTOO riguarda il rappresentante eletto che non vuole suscitare dissenso con scelte di investimento che impattano su un qualsiasi segmento di elettorato che lo riguardi.Quindi, NIMTOO non è delimitato geograficamente come NIMBY, perché può manifestarsi a liv anche a livello settoriale, sociale, economico3. La Cina, dopo decenni di interventismo diretto da parte delle autorità nella localizzazione delle infrastrutture, stia cercano, a partire dal XVIII Congresso del Partito (2012), di gestire con capacità di mediazione preventive gli effetti NIMBY che con sempre maggiore frequenza rallentano le procedure decisionali a livello locale4.Mercato unico digitale, cloud e AI nella zavorra europeaUn terzo onere che grava sul nostro Paese e ci penalizza rispetto alla concorrenza internazionale è condiviso con gli altri membri dell’Unione. Il Rapporto Draghi, del settembre 2024 sottolinea la debolezza europea su quantum, cloud e AI, dove il circolo virtuoso dell’innovazione è più debole che negli Stati Uniti o in Cina su tre fronti: capitale finanziario, capitale umano e facilità di accesso a un grande mercato unico.La frammentazione regolatoria è quantificata da Draghi in modo memorabile: “L’UE ha attualmente circa 100 leggi incentrate sulla tecnologia e oltre 270 regolatori attivi nelle reti digitali in tutti gli Stati membri”5. Sul cloud, il dato di dipendenza è impressionante: Amazon, Google e Microsoft controllano quasi il 70% del mercato cloud europeo, mentre il maggiore fornitore del continente arriva ad appena il 2%.6 La natura frammentata dei mercati dei capitali UE rende molto improbabile che affluiscano flussi di investimento aggiuntivi nella scala dimensionale necessaria.Venture capital e prima falla dell’innovazione italianaLa frantumazione del mercato finanziario e la sua arretratezza è la maggiore falla che determina la fuoriuscita dal perimetro dell’Italia e dell’Europa delle buone idee che meriterebbero investimenti di venture capitale (VC). Il 2025 ha visto una modesta ripresa del VC in Europa dopo tre anni di calo, con 66,2 miliardi di euro investiti, ma è stato solo il 22% dell’importo investito negli Stati Uniti, nonostante le due economie siano di dimensioni grosso modo equivalenti.E il divario, lungi dal chiudersi, si allarga proprio per colpa dell’AI: il gap di venture capital tra Europa e altre regioni si è solo ampliato nell’anno e mezzo dalla pubblicazione del Rapporto Draghi, in gran parte perché una quota crescente del finanziamento venture sostiene ora aziende che sviluppano modelli di AI. Più di metà del venture capital va a finanziare AI, di questa metà oltre il 60% va nell’area della Baia di S. Francisco.7Metà di tutte le società quotatesi negli ultimi vent’anni erano venture-backed, e queste hanno realizzato quasi il 90% della R&S svolta dalle giovani imprese quotate. Draghi stesso lo aveva inquadrato così: nessuna azienda UE con capitalizzazione superiore a 100 miliardi di euro è stata creata da zero negli ultimi cinquant’anni, mentre tutte e sei le società Stati Uniti con valutazione sopra il trilione sono nate in questo periodo, e tutte erano state finanziate da venture investor.Molte aziende innovative finiscono per cercare finanziamenti dai venture capitalist statunitensi e vedono l’espansione nel grande mercato Stati Uniti come un’opzione più conveniente che affrontare i mercati frammentati dell’UE, e la mancanza di venture capital ha reso le startup più dipendenti dai prestiti bancari, inadatti a finanziare imprese ad alto rischio. Questa falla fa perdere all’Europa e soprattutto all’Italia gli investimenti di capitale di rischio necessaria a costituire e avviare le aziende innovative. E’ la prima falla che andrebbe chiusa con provvedimenti urgenti e visione di lungo periodo8.Capitale umano, STEM e AI nella seconda falla italianaGli Stati Uniti affrontano una carenza di qualifiche STEM stimata a 3,5 milioni di lavoratori al 2025: mentre la Cina laurea oggi circa 1,3 milioni di ingegneri l’anno, contro circa 130.000 negli Stati Uniti, con un divario di 10 a 19.Gli Stati Uniti, tuttavia, eccellono nell’attrarre studenti internazionali e immigrati qualificati, rafforzando la propria forza lavoro ed è proprio questo il fattore oggi a rischio, perché i tagli ai finanziamenti federali e la revoca dei visti ai ricercatori stranieri stanno spingendo questi ricercatori a trasferirsi all’estero, anche in Cina: “di 40.606 studenti internazionali che hanno conseguito la laurea in ingegneria nel 2022, solo 4.825 hanno ottenuto il visto, ossia il 9%. Ciò significa che le università americane producono decine di migliaia di ingegneri che non possono lavorare legalmente negli Stati Uniti”10.Come vedremo questa osservazione assume connotazioni drammatiche per l’Italia, dove il numero di laureati in ingegneria è insufficiente, e ciononostante molti se ne vanno a lavorare all’estero, avendo beneficiato di una formazione universitaria sovvenzionata dallo Stato.A monte c’è la spesa insufficiente in R&S: la media UE è il 2,2% del PIL, con la Svezia leader al 3,6% (l’Italia è strutturalmente sotto la media UE, intorno all’1,3-1,5%). Inoltre, nei confronti tra Paesi europei l’Italia si colloca appena sopra la Romania, con meno del 20% dei 25-64enni laureati, contro il 50,8% dell’Irlanda, il 40% di Francia e Spagna, e il 30% di Portogallo e Germania.È un divario strutturale enorme: la Francia ha il doppio della quota di laureati dell’Italia. Nella prima parte degli anni venti di questo secolo la popolazione scolastica ha perso 560.000 studenti in cinque anni (-6,6%) per effetto della crisi demografica11. Le coorti che si iscriveranno all’università dal 2026 in poi sono strutturalmente più piccole.Laureati STEM e crisi demograficaCome si vede dalla figura 3, la quota di laureati STEM dell’Italia è la più bassa sia in relazione alla popolazione totale, sia in relazione alla popolazione giovane.Figura 3. Laureati STEM in relazione alla popolazione totale e alla popolazione giovane (20-29 anni)Brain drain e mismatch delle competenze AILo scenario che incorpora un effetto traino dell’AI prevede quote crescenti di immatricolati verso l’informatica e le matematiche applicate. Le stime del fabbisogno di 920.000 nuovi professionisti per gestire tecnologie di AI, cybersecurity, cloud e big data nell’arco 2024-2028, significano una domanda media di 184.000 l’anno. La quota che richiede una laurea STEM di terzo livello è stimata ai circa 52.000. Il gap rispetto all’offerta è stimato intorno a 19.500 profili e il mancato inserimento di questi profili già oggi genera un minore valore aggiunto di 43,9 miliardi di euro (3,4% del valore aggiunto industriale e dei servizi) 12. Questo gap dipende da tre fenomeni.Il primo è la sottodimensione storica della formazione informatica: l’Italia forma meno di un quarto dei laureati in informatica che dovrebbe formare rispetto alla sua quota OCSE, una lacuna accumulata in vent’anni che si colma con anni di politiche universitarie coerenti. La quota italiana di laureati in discipline informatiche (1,6% del totale) inferiore di un terzo della media OCSE (4,1%), con le donne che rappresentano meno del 17% dei laureati in informatica e ICT.Il secondo è il brain drain, che sottrae all’economia domestica una quota rilevante dell’offerta già scarsa. Il 45,4% dei laureati si dichiara disponibile a lavorare all’estero, con punte più alte nelle discipline STEM dove la differenza salariale con il Nord Europa e gli Stati Uniti è massima. Tra il 2024 e il 2026 la perdita netta italiana di 64.917 persone nel 2024 è il secondo deflusso assoluto più grande dopo la Germania (che ha una popolazione superiore del 40%), ed è peggiorato dell’80% dal 2019.Tra il 2011 e il 2024 circa 630.000 italiani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato ufficialmente l’Italia, con una perdita netta di circa 440.000: per ogni giovane da Francia, Germania o Stati Uniti che si trasferisce in Italia, 14,5 giovani italiani fanno il percorso inverso, il rapporto di scambio peggiore tra tutte le economie avanzate.I laureati più qualificati, quelli con competenze AI avanzate, sono i più mobili. Il terzo è il mismatch qualitativo: una quota dei 32.000 laureati STEM proiettati al 2030 ha competenze non allineate con i profili effettivamente richiesti. Un ingegnere meccanico o un fisico teorico non è immediatamente sostituibile a un ingegnere del machine learning o a un matematico specializzato in algoritmi stocastici13. L’adeguamento curriculare richiede almeno cinque anni di riforma dei percorsi.L’Italia ha perso 134 miliardi di euro di capitale umano negli ultimi 13 anni, ma il danno è doppio, perché il Paese paga la formazione e poi ne cede il rendimento a chi non ha investito14.C’è poi un doppio drenaggio che è specificamente italiano e che aggrava tutto: oltre alla fuga verso l’estero, c’è un enorme brain drain interno dal Mezzogiorno al Nord — tra il 2011 e il 2024 circa il 20% dei giovani adulti del Sud si è trasferito al Centro-Nord (484.000) o all’estero (162.000). Il Sud Italia, quindi, subisce due emorragie sovrapposte.La falla che ci porta a dissipare il nostro, già scarso capitale umano, si allarga sempre più.L’Italia, senza interventi strutturali: aumento dei posti nei corsi STEM, incentivi alla permanenza dei laureati, riforme curriculari rapide, affronterà al 2030 un deficit di competenze AI che peserà sulla sua capacità competitiva in misura equivalente a diversi punti di PIL potenziale non realizzato.Note1) Forbes Italia, La fuga di cervelli è costata all’Italia circa 134 miliardi negli ultimi 13 anni, 23 ottobre 2024.↩︎2) IEA, Prices, Electricity 2026. https://www.iea.org/reports/electricity-2026/prices.Eurostat, https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=File:Electricity_prices_for_household_consumers,_second_half_2025_(%E2%82%AC_per_kWh).pngEuronews, https://www.euronews.com/business/2025/11/13/electricity-and-gas-prices-across-europe-which-countries-are-the-most-expensive↩︎3) Mario Dal Co, AI ed energia, il doppio nodo della politica industriale europea, Agenda Diogitale, 6 maggio 2026.↩︎4) Carissa Schively, Understanding the NIMBY and LULU phenomena: Reassessing our knowledge base and informing future research. Journal of Planning Literature, 21(3), 2007, p 255–266. La definizione di Not In My Term Of Office è degli anni Novanta, nata probabilmente nel dibattito sul planning urbano americano.↩︎5) Peng Xu, Xinyue Yao, Lan Lan, Ke Xu, Cunkuan Bao, Research on the Paths and Effectiveness of Governance Tools Based on the Evolution of Environmental NIMBY Event, International Journal of Environmental Research and Public Health. Feb 19 2022.↩︎6) The future of European competitiveness, Part A. A competitivness stategy for Europe, European Union, September 2024 (2025).↩︎7) Synergy. New Techinsights, European Cloud Providers’ Local Market Share Now Holds Steady at 15%, July 24, 2025.↩︎8) Ken Yeung, Half of All VC Dollars Went to AI in 2025. Here’s What You Need to Know, AI, The Ii Economy, Feb 08, 2026.↩︎9) Nell’articolo: Innovazione e ricerca. Le poche cose da fare e le molte da evitare, Istituto Bruno Leoni Focus, del 30 maggio 2014, avevo già messo in evidenza come la cultura amministrativa italiana fosse del tutto incapace di confrontarsi con le esigenze del venture capital, anche quando aveva gli strumenti operativi e normativi per poter operare in partnership con i privati.↩︎10) Alex Irwin-Hunt, China’s universities outpace US peers amid tech competition, FDI intelligence, April 30, 2025.↩︎11) Shreia Jain, 5 Numbers that Exlain America’s Enginieering Shortage, Engineering Inc, January 4, 2026.↩︎12) Istat, Annuario Statistico Italiano 2025.↩︎13) Unioncamere, Previsioni dei fabbisogni occuoazionali e professionalki in Italia amedio termine (2025-2029), 2024.↩︎14) Alma Laurea, Rapporto 2026 sugli esiti occupazionali della laurea, 2026.↩︎