OpenAI ha discusso l’idea di cedere una quota del 5% al governo americano per dare al pubblico una partecipazione nei guadagni delle IA e attenuare le pressioni politiche.
Nel disegno del Ceo Sam Altman, gli eventuali utili di pertinenza dello Stato dovrebbero confluire in un fondo sovrano sul modello dell’Alaska Permanent Fund usato dal governo locale per investire una parte dei proventi petroliferi e generare rendimenti da distribuire ai residenti.
Un’operazione che, oggi, avrebbe un valore di circa 42,6 miliardi di dollari, importo da considerare provvisorio considerando che, lo scorso 9 giugno, OpenAI ha compiuto il primo passo formale per approdare in borsa e, dopo l’Ipo, la valutazione dell’azienda potrebbe essere ben diversa dagli 852 miliardi di dollari attuali.
Altman ha caldeggiato l’ipotesi che anche altre grandi aziende del settore possano fare lo stesso ma, raggiunte dal canale televisivo CNBC, la Casa Bianca, Google, Meta e la stessa OpenAI si sono rifiutate di fornire commenti supplementari.
Benché l’idea sia ancora embrionale e potrebbe richiedere l’intervento del Congresso per prendere corpo, Altman ha dichiarato che il suo intento è quello di condividere con la collettività il valore generato dalle IA. Tuttavia, come evidenzia il Financial Times, la proposta sta sollevando critiche soprattutto circa i possibili conflitti di interesse che la partecipazione pubblica potrebbe sollevare.










