Nonostante Trump e i suoi dazi, l’export italiano verso gli Stati Uniti tiene. Il legame transatlantico tra le aziende del Belpaese e i consumatori e gli importatori statunitensi è più forte delle politiche protezioniste della Casa Bianca. A certificarlo è il Rapporto 2026 di Sace, giunto alla diciannovesima edizione, presentato a Palazzo Wedekind, a Roma, e che indicativamente è intitolato “Re-agire”. Agli shock energetici causati dalle guerre in Ucraina e Iran, certo, alle molte criticità dei mercati e ai cambiamenti delle catene di valore, indubbiamente, ma anche a un presidente degli Stati Uniti che usa i dazi come una clava geopolitica.

Perché la clava faccia meno male non basta la proverbiale resilienza italiana: bisogna da un lato agire in sinergia europea per elaborare potenziali ma efficaci contro-sanzioni; e dall’altro lavorare su quelli che vengono definiti “mercati di opportunità”, per diversificare e così ridurre il rischio posto dall’introduzione di barriere commerciali. L’Italia, che già esporta il 48,2% al di fuori della Ue, in questo parte avvantaggiata rispetto ad altri partner continentali. "L’individuazione dei mercati di opportunità – sottolinea il rapporto - è un passaggio decisivo: non si tratta solo di intercettare economie con alto tasso di crescita, ma di selezionare contesti in cui il potenziale di domanda si combini con condizioni di accesso sostenibili e un profilo di rischio gestibile, in base al settore di appartenenza e alle caratteristiche del singolo prodotto venduto. Questo approccio strategico di 'diversificazione intelligente' consente alle imprese di mitigare l’esposizione a shock specifici, distribuire meglio i rischi e rafforzare in modo strutturale il proprio posizionamento". È una risposta al rischio Trump (o Putin, o potenzialmente Xi). E il governo condivide. Come ha osservato il ministro delle Imprese Adolfo Urso intervenendo alla presentazione del rapporto "è la diversificazione la forza del made in Italy. Diversificazione dei prodotti, dei mercati, delle filiere e dell’approvvigionamento delle materie prime dell’energia che ci serve”.