Nell’ambito cruciale dello sviluppo dei veicoli l’uso dell’intelligenza artificiale è ormai estremamente diffuso, ma l’esperienza umana sembra essere ancora decisiva
Negli ultimi anni il mantra è stato uno solo: l'intelligenza artificiale avrebbe reso più rapidi i processi, abbattuto i costi e migliorato la qualità. Un gigante dell’automobile come Ford ha invece ammesso che, in alcune delle sue attività più delicate, l'intelligenza artificiale non è riuscita a raggiungere i risultati sperati. Per questo motivo il costruttore americano ha dovuto richiamare oltre 300 ispettori e ingegneri di qualità con grande esperienza, chiamati a colmare le lacune emerse nei sistemi automatizzati e a trasferire il proprio know-how alle nuove tecnologie.
La corsa all'intelligenza artificialeCome gran parte dell'industria automobilistica, anche Ford ha investito massicciamente nell'intelligenza artificiale con l'obiettivo di sfruttarne le potenzialità per aumentare la produttività, ridurre i costi e automatizzare attività sempre più complesse, dai processi produttivi fino ai controlli di qualità. Già lo scorso anno, l'amministratore delegato Jim Farley aveva previsto che l'AI avrebbe avuto un impatto profondo, sostituendo molte figure professionali e parallelamente, il direttore operativo Kumar Galhotra, aveva illustrato il piano di digitalizzazione dell'azienda, annunciando l'installazione di circa 900 telecamere dotate di intelligenza artificiale negli stabilimenti per individuare i difetti direttamente sulla linea produttiva e limitare interruzioni e ritardi.










