La sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria

Luca Rocca

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No, i fratelli Demetrio e Francesco Berna non erano “diretta espressione della cosca Libri”. E no, la sentenza emessa in primo grado, che li aveva visti condannati per concorso esterno, non era verità rivelata. I due imprenditori, infatti, sono stati assolti in appello perché il fatto non sussiste, determinando il crollo delle gravissime accuse che gli erano costate l’arresto e l’infamia.

È il 31 luglio del 2019, quando i due fratelli imprenditori vengono arrestati, insieme ad altre 17 persone (fra cui noti politici calabresi) nell’ambito dell’inchiesta “Libro nero” contro la potente cosca Libri. Francesco Berna al momento dell’arresto presiedeva l’Ance Calabria (associazione dei costruttori edili facenti capo a Confindustria), mentre il fratello Demetrio, in passato assessore al Comune di Reggio Calabria, svolgeva l’attività di intermediatore immobiliare. Tutto, per entrambi, finisce quel giorno. Secondo la Dda di Reggio Calabria che coordina l’inchiesta, i fratelli Demetrio e Francesco Berna (il primo accusato di associazione mafiosa, il secondo di concorso esterno) sarebbero “imprenditori di riferimento” della cosca, e, in quanto tali, “da un lato hanno sempre goduto della protezione dei soggetti apicali della consorteria”, riuscendo “ad avviare e far crescere in modo esponenziale le proprie attività imprenditoriali, dall’altro l’hanno, a loro volta, finanziata”.